Anche la sanità diventa sovranista: via il vincolo sui fondi per curare i migranti

Un emendamento alla legge di bilancio prevede che i quasi 31 milioni di euro fino ad oggi vincolati per l'assistenza ai migranti "confluiscano nella quota indistinta del fabbisogno sanitario nazionale"

foto di repertorio ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dal 2019 le Regioni potranno spendere per altri scopi i fondi che finora erano vincolati per garantire l'assistenza sanitari agli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale. E' quanto prevede un emendamento dei relatori alla Legge di bilancio, che stralcia la norma che riservava quasi 31 milioni di euro per le cure mediche per i migranti. Se l'emendamento sarà approvato, quei soldi - 30,99 milioni, per la precisione - confluiranno "nella quota indistinta del fabbisogno sanitario standard nazionale" e saranno ripartiti tra le Regioni secondo criteri e modalità "in materia di costi standard". Tradotto: le Regioni potranno procedere in maniera autonoma e non essere più vincolataea spendere quei soldi per le cure degli stranieri non iscritti al Ssn, venendo meno quelle garanzie. 

Anche se l'emendamento dei relatori della legge di bilancio fa piazza pulita anche di altre quote attualmente garantite, come ad esempio le borse di studio per la medicina generale (38,735 milioni) e i fondi per la riqualifazione dell'assistenza sanitaria e dell'attività libero professionale (41,317 milioni), l'approccio "sovranista" alla manovra sembra riecheggiare quello che ha ispirato il decreto sicurezza, tanto da spingere i Cinquestelle a intervenire sul tema nel tentativo di smorzare la polemica

Così il decreto sicurezza è diventato soprattutto un decreto immigrazione 

“Nessuna volontà di sottrarre o ridurre i fondi per curare gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale", hanno fatto sapere i deputati del MoVimento 5 Stelle della commissione Affari Sociali. "Con un emendamento alla legge di Bilancio, semplicemente, rispondiamo a una richiesta avanzata già diverso tempo fa da tutte le Regioni, che chiedevano di non perdere risorse nel caso in cui non venissero utilizzate per il fine preposto. Così facciamo in modo che la quota non spesa possa entrare nel fabbisogno sanitario standard nazionale e servire comunque per i livelli essenziali di assistenza e per le cure di tutti". 

Dal Lazio però il governatore Nicola Zingaretti annuncia a l'intenzione di muoversi in controdentenza: "Cancellare l'iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo potrebbe significare anche l'esclusione dai servizi sanitari per migliaia di persone, con tutti i rischi per la salute che ciò comporta. Per questo, nel Lazio daremo indicazione alle Asl di erogare cure e assistenza sanitaria a tutte le persone, anche ai nuovi 'invisibili' creati dal decreto". Si tratta di "un fatto grave", dice a Repubblica, "soprattutto per le Regioni che come il Lazio hanno una incidenza maggiore di migranti. Ma è ancora più grave perché quando si abbassano i diritti e i livelli di assistenza sanitaria delle persone c'è un arretramento culturale e sociale che colpisce tutti noi". 

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Commenti (3)

  • ... ma meno male...che le diano a noi cittadini, le garanzie...

  • Fondi stornati altrove...cioé soldi a pioggia per qualcuno: la collettività non ne trarrà giovamento e i soliti noti si arricchiranno. Dopodiché qualcuno accuserà l'Italia che non si eroga l'assistenza sanitaria ai migranti...che mafiosi!

  • Mah, la logica ed il buon senso direbbero il contrario. È consentendo che i fondi vengano usati " per tutti noi" che si eviterebbe un arretramento sociale che colpisce "tutti noi"

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