Ex Ilva, lo scudo penale "spacca" il governo: che cosa si rischia

Il tempo sta per scadere ma sul ripristino di una forma, pure "annacquata", di scudo penale non c’è intesa. I voti per far passare lo scudo potrebbero però arrivare dal centrodestra, ma sarebbe una mazzata forse definitiva sulla maggioranza giallorossa

Ansa, repertorio

La trattativa - mai partita per adesso - tra il governo e Arcelor Mittal, per evitare che il colosso dell'acciaio abbandoni l'Italia mostra crepe nel governo Pd-M5s. Luigi Di Maio assicura in pubblico "sostegno all'azione collegiale del governo" ma secondo il Corriere della Sera se venisse messo un emendamento che introduce lo scudo penale e se su questo punto fosse posta la fiducia, secondo il pensiero riportato di Di Maio "sarebbe un problema enorme per la maggioranza e il governo rischierebbe".

Almeno 13 senatori del Movimento 5 stelle non accettano alcuna forma di scudo penale per Arcelor Mittal. I più fedeli alla linea dell'ex ministro Lezzi sarebbero una decina, e basterebbero a non far passare in Aula il provvedimento. I voti per far passare lo scudo, potrebbero arrivare dal centrodestra destra ma sarebbe una mazzata forse definitiva sulla maggioranza giallo-rossa.

Il primo tentativo di mediazione del premier Conte con gli eletti M5s nel territorio, che non vogliono sentir parlare di reinserire lo scudo, non è andato a buon fine. Il premier vorrebbe una norma generale, non solo per Taranto, per non offrire un alibi all'azienda, anche in sede legale. Arcelor Mittal ha intanto depositato in Tribunale a Milano il recesso dal contratto. Il tempo sta per scadere ma sul ripristino di una forma, pure "annacquata", di tutela legale non c’è intesa alcuna tra tutte le anime della maggioranza.

Ex Ilva, Di Maio: "Non credo si arrivi  voto su scudo penale"

"Non credo che si arrivi al voto sullo scudo, lo Stato impugnerà l'atto con cui se ne stanno andando". Lo dice Luigi Di Maio, parlando a Radio24. "Abbiamo - sottolinea - avviato un contenzioso nel quale non entrerà lo scudo penale". "Non possiamo dire a ArcelorMittal che i guai che ha combinato li risolviamo noi", conclude Di Maio.

"Sono certo che tutto il governo, con unità e compattezza, saprà lavorare da squadra per trovare una soluzione concreta per l’Ilva" ha anche detto Luigi Di Maio. "Una cosa è certa - avverte il capo politico del M5S - nessuno può permettersi di ricattare delle persone su una scelta: vivere o lavorare. Non possiamo rimanere in ostaggio di un’azienda, Mittal deve rispettare gli impegni presi. E vi garantisco che lo Stato si farà rispettare".

"È doveroso affrontare il tema dell'Ilva - afferma poi Di Maio incontrando i deputati M5S -. E dobbiamo farlo in tempi celeri dando piena fiducia al ministro Patuanelli. Abbiamo le idee chiare, lavoriamo in modo veloce. Da parte del MoVimento c'è la massima disponibilità a dare supporto al governo per trovare una soluzione concreta". 

Ex Ilva, Macina (M5s): "Lo scudo penale non sta in piedi"

"Lo scudo penale non sta in piedi, è incostituzionale. Lo Stato di diritto non può garantire l'impunità a un soggetto mentre tutti gli altri devono rispettare le regole". Lo dice in una intervista al Corriere della Sera Anna Macina, deputata M5s e avvocato, pugliese, parlando dell'ex Ilva. La pentastellata non vuol sentire parlare di impunità per Arcelor Mittal: "Lo scudo è solo una scusa. Ci sono due ricorsi incrociati, quello dei commissari potrebbe costringere l'azienda a rimanere. Parlare ora di scudo mi pare quanto meno fuori tempo". Ma se il governo lo riproporrà, magari con la fiducia, lei come voterà? "Al momento il decreto non c'è. Io ho un approccio tecnico, giuridico: non è il caso di fare il processo alle intenzioni".

Secondo Macina "se ne esce dimostrando che ArcelorMittal non può andare via violando un impegno preso con lo Stato italiano. Vogliono andare via perché hanno sbagliato il piano industriale. E perché i giudici di Taranto non si voltano dall'altra parte. Prima dobbiamo dimostrare che non hanno titolo per andare via. E poi costringerli a trattare. Ma solo a patto che trattino a carte scoperte". E fino a che punto si potrebbe spingere lo Stato nella trattativa? "Del piano industriale si può discutere. Di esuberi no. Del piano ambientale no, perché a Taranto si soffre e chi dice il contrario vuol dire che non c'è stato".

Provenzano: "Sul tavolo oggi ci sono 5000 esuberi"

 "L'ex Ilva non è solo Taranto ma riguarda l'Italia. Tutta la filiera dell'acciaio, gli stabilimenti di Novi Ligure e di Genova. E Taranto non è solo l'Ilva. Dobbiamo accelerare gli interventi già previsti e finanziati per lo sviluppo della città: le bonifiche, le misure per il quartiere Tamburi, il rilancio del porto velocizzando lo status di zona economica speciale che stabilisce incentivi economici per chi usa quell'attracco. Nel 2026 a Taranto ci sono i Giochi del Mediterraneo. Facciamoli diventare importanti come le Olimpiadi di Milano e Cortina". Parola del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano (Pd), in una intervista a Repubblica.

Quanto alla possibilità di reintrodurre lo scudo penale per Arcelor Mittal, Provenzano osserva: "Siamo disponibili a fare di tutto, come dice Conte, per togliere ogni alibi ad Arcelor. La vicenda è troppo importante per ridurla alla discussione interna di un gruppo parlamentare. Purtroppo sono stato al tavolo con l'azienda, abbiamo proposto di reintrodurre una tutela legale ma la risposta è stata: non è sufficiente. Sul tavolo oggi ci sono 5000 esuberi". Tuttavia il nome scudo, secondo il ministro, "è improprio. Chi inquina paga. Ma chi attua un piano ambientale non può pagare per colpe passate o altrui. È un principio di civiltà".

Renzi: "Servono misure choc per l'economia"

Come se non bastasse la grana Ilva, Matteo Renzi rilancia e mette in luce altre posizioni diverse in seno all'esecutivo. "La Legge di Bilancio ha evitato l'aumento dell'Iva. E dunque è un passo in avanti. Considero poi positive le misure su sanità e famiglia. Ancora c'è da lavorare per evitare qualche microbalzello che sembra più una impuntatura ideologica che non una reale necessità. Ma il punto è che non basta. Come sanno gli economisti, le previsioni segnano burrasca in arrivo. E dobbiamo essere capaci di rilanciare subito". Lo dice Matteo Renzi, senatore e leader di Italia Viva, in una intervista alla Stampa parlando dell'iniziativa con cui venerdì a Torino annuncerà "misure choc" per l'economia.

La domanda sorge spontanea. Dove trovare i soldi? "Può sembrarle un paradosso ma per questo piano choc l'Italia non ha un problema di soldi. Nei prossimi anni ci saranno enormi flussi finanziari per investimenti e infrastrutture, a maggior ragione in tempi come questo di rendimento negativo. Per la parte pubblica i soldi sono già stanziati e anche la disponibilità finanziaria privata non manca. Il problema è sempre quello: i progetti non partono, sono bloccati. Abbiamo lavorato duro e abbiamo predisposto un piano più ambizioso di quello tedesco: 120miliardi nel prossimo triennio. Dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, energia, treni, strade, porti, aeroporti, piano casa, periferie: sblocchiamo tutto. Semplifichiamo le regole in via straordinaria, con il controllo dell'Anac come abbiamo fatto per l'Expo a Milano. Questo serve all'Italia, non la tassa sulle auto aziendali".

Conte a Taranto tra gli operai dell'ex Ilva: "Non ho la soluzione in tasca" 

giuseppe conte ansa-17

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