La quiete prima del governo: Mattarella si prende una pausa di riflessione

Nuovo giro di consultazioni la prossima settimana. E' stallo: nel Pd si starebbe valutando anche di non partecipare agli incontri con il Movimento cinque stelle

ANSA

La maggioranza non c'è, e Mattarella ne ha preso atto: è la conclusione alla quale giunge il presidente della Repubblica al termine del primo giro di consultazioni per la formazione del governo. Del resto il Colle è inevitabilmente il catalizzatore dove si riversano i veti su Renzi e Berlusconi, le diffidenze tra forze politiche e tutte le tensioni di una trattativa che per ora sembra lontana dal produrre la nascita di un governo.

Di Maio fa selezione: "Noi o con la Lega o col Pd", poi Mattarella scioglie il silenzio

Serve tempo, dunque. E tempo Mattarella concede senza fare mistero che questa richiesta gli è stata prospettata da varie forze politiche: qualche giorno di "riflessione" sarà utile "a me - dice - per riflettere su ogni aspetto che mi si è presentato davanti e a loro, alle forze politiche, perché possano valutare con responsabilità le convergenze, le soluzioni possibili". Si tornerà al Colle per il secondo round a metà settimana, forse mercoledì, dopo i due giorni di annunciati incontri di Luigi Di Maio con Matteo Salvini e Maurizio Martina, destinatari - in alternativa l'uno con l'altro - del contratto di governo proposto dal capo politico di M5s.

Solo che già in serata giunge l'indiscrezione secondo la quale nel Pd si starebbe valutando anche di non partecipare agli incontri con il Movimento cinque stelle, come del resto già accaduto prima delle consultazioni. Caustico il capogruppo M5s al Senato Danilo Toninelli: "Il Pd rifiuta di incontrare i rappresentanti del Movimento 5 stelle? Se vuole andare al 5% in poche settimane...".

Le possibili maggioranze

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Le consultazioni mettono in risalto le distanze tra i partiti, anche dentro la coalizione di centrodestra. Berlusconi, che torna al Quirinale da capo delegazione di Forza Italia, vuole un governo, che parta dalla coalizione di centrodestra e con Salvini premier, per dare risposte alle urgenze degli italiani e senza "i populisti". Una chiusura netta al Movimento cinque stelle: mai un governo "in cui prevalgano l'invidia e l'odio sociale, il pauperismo, il giustizialismo". Matteo Salvini dice esattamente il contrario: partiamo dal centrodestra e poi "coinvolgiamo il M5s". E Giancarlo Giorgetti ribadisce: "Oggi Berlusconi ha messo un punto fermo rispetto al fatto che il M5s non deve andare al governo. Hanno preso il 32%, è difficile tenerli fuori in una fase come questa. Secondo me tatticamente Berlusconi ha sbagliato, ha alzato la palla a Di Maio che l'ha semplicemente schiacciata. Di Maio ha avuto gioco facile oggi pomeriggio, ed è finito il cinema".

Il Pd si tira fuori

Al Quirinale Di Maio non porta il suo "o me o me" sulla guida del governo ma resta fermo sulla necessità di escludere Forza Italia riproponendo il contratto di governo a Lega e Pd. Ma i dem, dopo l'incontro della delegazione guidata da Maurizio Martina al Colle, restano sulla loro posizione ribadendo che il risultato elettorale "negativo" per il Pd "non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino". "Il tempo della campagna elettorale è finito e queste forze farebbero bene a tornare con i piedi per terra anche rispetto a soluzioni programmatiche che vorrebbero tenere insieme tutto", conclude Martina.

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