Sfiducia a Bonafede: Italia Viva deciderà le sorti del governo

Per evitare che una delle due mozioni possa passare, determinando la crisi di governo, Italia Viva dovrebbe votare contro, insieme al resto della maggioranza, oppure non votare.

Una prova importante per la tenuta del governo quella che si profila domani al Senato, con la discussione e la votazione sulla doppia mozione di sfiducia presentata nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Tutto dipenderà dalle decisioni che assumerà Italia Viva di Matteo Renzi, i cui voti sono decisivi. In queste ore sono in corso contatti tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e Iv, in particolare con il capogruppo alla Camera, Maria Elena Boschi, che è stata a Palazzo Chigi.

Una delle due mozioni di sfiducia è stata presentata unitariamente dal centrodestra, primi firmatari i capigruppo di Lega, FdI e Fi, Massimiliano Romeo, Luca Ciriani e Annamaria Bernini. L'altra mozione è stata promossa da Emma Bonino (+Europa), hanno aderito anche Matteo Richetti di Azione e un nutrito gruppo di senatori di Forza Italia. Diverse le premesse, ma l'obiettivo è lo stesso: le dimissioni del ministro Guardasigilli.

La mozione del centrodestra si concentra sulla vicenda della nomina al vertice del Dipartimento dell'amministrazione penitrenziaria (Dap) con le polemiche scaturite dopo le dichiarazioni del pm Nino Di Matteo e sulle rivolte scoppiate nelle carceri i primi di marzo con la diffusione del Covid 19.

Bonafede viene accusato di aver gestito male la situazione che ha portato alla norma sulla scarcerazione dei detenuti con una pena detentiva non superiore a 18 mesi e poi alla scarcerazione di boss mafiosi che soffrivano di patologie che li esponevano a maggiori rischi in caso di contagio.

La mozione di sfiducia di Emma Bonino, invece, pone l'accento sull'abolizione della prescrizione voluta da Bonafede "in violazione del principio di ragionevole durata del processo", sul fatto che non sia stata ancora presentata la riforma del processo penale, sulla difficile condizione delle carceri durante la diffusione del coronavirus, sulle polemiche per le influenze che il suo ministero avrebbe esercitato nelle nomine al Csm.

Guardando ai numeri, e considerando il plenum dell'assemblea, se i 17 senatori di Iv dovessero votare tutti la mozione del centrodestra, che può contare su 139 voti (la presidente Casellati non vota mai), si arriverebbe a 156 voti. Mancherebbe così una manciata di voti per raggiungere i 161 della maggioranza in Senato. Si tratterebbe allora di vedere come si esprimeranno altri senatori, Pier Ferdinando Casini o gruppi minori e i senatori a vita.

Anche la mozione Bonino e Richetti, già firmata anche da numerosi senatori azzurri, avrebbe chance di passare: ma solo se tutto il centrodestra votasse a favore e, anche in questo caso, se pure i renziani dessero il loro consenso. Considerando poi i probabili voti favorevoli degli ex 5 stelle oggi confluiti nel gruppo Misto (De Falco che l'ha firmata, Paragone e Martelli), con questo scenario la mozione raggiungerebbe 161 sì.

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