Riscatto per Silvia Romano? Risponde il ministro Di Maio: "A me non risulta"

Il ministro degli Esteri smentisce che sia stato versato un riscatto ai terroristi per la liberazione della nostra connazionale. Anche se non è mai stato confermato ufficialmente, non è la prima volta che un governo italiano è accusato di aver pagato riscatti milionari per liberare ostaggi detenuti da gruppi terroristici

Silvia Romano, foto Ansa

Diversi quotidiani hanno riportato la notizia secondo cui per liberare Silvia Romano, la cooperante milanese tenuta prigioniera per diciotto mesi in Somalia da un gruppo di terroristi islamici dopo essere stata rapita in Somalia, il governo italiano avrebbe pagato un riscatto pari a quattro milioni di euro. La notizia non è stata confermata da fonti ufficiali, ma ha già sollevato un polverone di polemiche, soprattutto tra le fila del centrodestra. Il "caso" ha anche spaccato a metà l'opinione pubblica italiana, tra chi ritiene che la priorità assoluta sia quella di riportare in Italia una connazionale salvandole la pelle e chi invece sottolinea che trattando con i rapitori il nostro Paese finisce per finanziare alcuni gruppi terroristici internazionali.

Sul presunto pagamento di un riscatto, un secco "no" è arrivato, martedì sera, dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervenuto nel programma "Fuori dal coro" su Rete4. "A me non risultano riscatti, altrimenti dovrei dirlo - ha affermato l'esponente pentastellato -. A dicembre ho sentito il padre. Sapevo che Silvia era viva e non potevo dirlo, perché in questi casi se si danno informazioni e c'è una fuga di notizie poi si rischia che alla fine non riusciamo a riportarla a casa e si compromette tutto". Di Maio ha poi condannato gli attacchi e le minacce che la cooperante ha subìto nei primi giorni della liberazione: "Bisogna rispettare questa ragazza perché nessuno sa cosa significa essere ostaggio di una cellula terroristica".

Proprio sugli insulti e le offese, ieri Alberto Nobili, il magistrato responsabile dell'antiterrorismo milanese, ha aperto un'indagine. L'ipotesi, contro ignoti, è di minacce aggravate. Si era parlato anche di una possibile "tutela" per Silvia Romano, ma la prefettura al momento ha smentito. Intanto prosegue a Roma l'indagine antiterrorismo sul rapimento della cooperante.

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Tornando sull'ipotesi del pagamento di un riscatto, al netto delle valutazioni va detto che Paesi come Italia, Germania, Francia, Austria o Svizzera, pur senza mai ammetterlo ufficialmente, avrebbero sempre preferito pagare i riscatti pur di liberare i loro connazionali rapiti in giro per il mondo. Anche se non è mai stato confermato ufficialmente, non è la prima volta che un governo italiano è accusato di aver pagato riscatti milionari per liberare ostaggi detenuti da gruppi terroristici. 
 

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