Caos Lega, soldi pubblici per affari "di famiglia"

Le segretarie di via Bellerio confermano: "Il finanziamento pubblico destinato alla Lega Nord utilizzato per pagare conti personali dei Bossi"

Umberto Bossi sapeva delle irregolarità nei bilanci della Lega: a dirlo agli inquirenti è stata una delle segretarie dell'ex leader del partito, Daniela Cantamessa. Davanti ai pm di Milano e Napoli, afferma "io stessa avevo avvisato Bossi delle irregolarità del Belsito, o meglio della sua superficialità ed incompetenza e del fatto che la Rosy Mauro (nella foto con Renzo Bossi) era un pericolo sia politicamente e sia per i suoi rapporti con la famiglia Bossi. Non nominai a Bossi la moglie perchè mi sembrava indelicato".

"Con dolore dico che…" - E' una Daniela Cantamessa affranta quella che ai pm conferma i sospetti: "Con dolore, dico che sono stati utilizzati soldi del finanziamento pubblico destinati alla Lega Nord per pagare i conti e pagamenti personali della famiglia Bossi". 

Gli studi del compagno di Rosy Mauro - A complicare lo scenario, l'ingente mole di denaro che dalla cassa della Lega Nord sarebbe finita a casa di Rosy Mauro, fedelissima di Bossi, da alcuni esponenti leghisti definita praticamente "la sua badante". Ebbene, 120 mila euro sarebbero transitati dalle casse di via Bellerio a 'casa Mauro': motivazione, pagare la laurea di Rosy Mauro e il diploma del suo compagno. Titoli di studio rilasciati all'estero. 

Finanziamenti pubblici - Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, in un interrogatorio Nadia Dagrada, una delle segretarie amministrative di via Bellerio, avrebbe ammesso che i rimborsi elettorali erano praticamente diventati la "cassa privata" di Bossi "E della sua famiglia". 



Bossi e Maroni - Bossi, dopo il traumatico passo indietro delle dimissioni da segretario della Lega, si è rifugiato nella sua casa di Gemonio dove ha trascorso la Pasqua, eccezion fatta per andare a messa in quel di Varese. Quanto allo scontro con Maroni, tutto è fermo al sabto pre-pasquale quando, a Milano, il senatùr ha incontrato ha per quasi due ore l'ex ministro dell'Interno. Ed è stato proprio Bossi a difendere l'ex ministro dell'Interno dall'accusa di essere un traditore: "Non deve passare l'idea - ha aggiunto - che c'è qualcuno che vuol farmi le scarpe". Parlando ai cronisti che lo hanno atteso fuori dalla sua casa di Gemonio, il leader dimissionario ha messo in chiaro il concetto: Maroni "non è un Giuda", la sua corrente "non penso sia con me però non è neppure contro".

In ogni caso, la battaglia per la leadership non è chiusa: "Non ho ancora deciso se mi ricandido, ve lo dirò quando faremo il congresso", ha spiegato Bossi, che si è detto pronto a 'riprendere le redini' del movimento al congresso. Il senatur ha dedicato un pensiero anche all'alleato di sempre, Silvio Berlusconi, il quale "sarà rimasto anche male" per le sue dimissioni, ma non ha avuto occasione di farglielo sapere: "Ci siamo sentiti una settimana fa, per caso", ha precisato.

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