Flop degli exit poll: quando il sondaggio diventa "fake news"

I sondaggi sono uno strumento fondamentale per cogliere i cambiamenti di umore dell'elettorato. Quelli effettuati all'uscita dei seggi, come nel caso delle regionali in Sardegna, rischiano di essere fuorvianti. Come migliorarli, secondo l'esperto

Il candidato presidente Massimo Zedda (centrosinistra) durante le operazioni di voto per le elezioni regionali, 24 febbraio 2019. ANSA/UFFICIO STAMPA

"Lei per chi ha votato?". Gli exit poll sono sondaggi elettorali effettuati all'uscita dei seggi. Non sono dati reali. A differenza di un sondaggio d'opinione sul consenso ai partiti, che chiede alla persona interpellata quali siano le sue intenzioni di voto, nell'exit poll viene chiesto di indicare per chi è stato appena dato il voto. I sondaggisti - in genere aziende private che lavorano per i media, ma anche per i partiti politici stessi - li usano per ottenere un'indicazione immediata (e forse troppo frettolosa) di quale sarà il risultato elettorale, dato che generalmente occorrono diverse ore o persino giorni prima che vengano resi noti i risultati definitivi.

Sondaggi ed exit poll: il caso della Sardegna 

Ma sono sempre attendibili? Non proprio, a giudicare da ciò che è avvenuto con gli exit poll alle recenti elezioni regionali in Sardegna. Solo per restare a questo ultimo caso, domenica sera a urne appena chiuse Christian Solinas (centrodestra) e Massimo Zedda (centrosinistra) venivano indicati come protagonisti di un testa a testa molto combattuto, con pochi/pochissimi punti di distacco. Con lo spoglio ufficiale dei voti cominicato lunedì mattina, invece, è emerso un netto vantaggio del candidato di centrodestra, poi diventato presidente. Bisogna ammettere che se riusciamo a cogliere i cambiamenti di umore dell'elettorato, spesso repentini, gran parte del merito va proprio al prezioso lavoro dei sondaggisti, e del resto sono gli stessi addetti ai lavori ad ammettere che nei sondaggi un margine di errore è fisiologico. Ma è altrettanto legittimo chiedersi: si può evitare che gli exit poll diventino exit flop?

Exit poll sul voto: come migliorarli (secondo l'esperto)

"No" alla semplice domanda all'uscita dal seggio, campioni statistici più estesi e rappresentativi, elaborazione dei dati affidata ad esperti di flussi politici: sono questi, a giudizio del professor Paolo Natale, docente di Metodologia della Ricerca all'Università di Milano, alcuni dei criteri da tenere a mente per evitare che un exit poll possa somigliare a una fake news. "Una differenza così evidente tra exit poll e dati reali dipende innanzitutto da come si fanno le interviste. Il modo migliore - spiega all'Adnkronos Natale - è produrre una finta scheda in tutto e per tutto simile all'originale, chiedendo all'elettore uscito dal seggio di riprodurre, nel segreto, il voto appena espresso. Quando invece viene posta una domanda diretta, spesso scatta una reazione caratterizzata dalla 'desiderabilità sociale', una distorsione per cui gli intervistati tendono a rispondere in un modo che sia il più vicino al sentire della maggioranza della popolazione".

Sondaggi, dal boom dei 5 Stelle al 40% di Renzi: quando hanno fatto flop 

A pesare sul non certo lusinghiero risultato delle ultime rilevazioni sulle elezioni regionali in Sardegna "c'è poi probabilmente il fatto che, per risparmiare, si effettuano exit poll su un campione eccessivamente ridotto. Gli analisti - osserva Natale - non dovrebbero essere solo degli statistici ma anche dei 'politologi', in possesso di nozioni importanti sui flussi politici, perché non si possono prendere i numeri così come sono ma bisogna rielaborarli sulla base del trend di voto. In questo caso era abbastanza prevedibile che il centrodestra avrebbe avuto un vantaggio consistente sugli altri schieramenti. Il mio appello ai telespettatori, quindi, è quello di prendere con beneficio di inventario queste rilevazioni. E ai network televisivi dico: fate in modo che gli exit poll siano più accurati, in caso contrario tanto vale affidarsi a un semplice sondaggio telefonico improvvisato".

Il sondaggio resta uno strumento amico di chi fa e segue campagne elettorali, ma un exit poll sbagliato di più di dieci punti (come nel caso delle regionali sarde), distribuito dalla tv pubblica e che ha orientato i giornali di ieri e tante analisi per molte ore (tra gli stessi esponenti politici) arreca un grosso danno alla reputazione di tutta la categoria dei ricercatori. Gli exit poll, proprio per il margine di errore che comportano, sono stati messi da parte quasi ovunque, quasi sempre. Quasi, appunto.

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