Sottosegretari, altro che nomine di poco conto: le strategie di Pd e Movimento 5 stelle

Ben 45 posizioni: 24 al M5s, 18 al Pd e 3 a Leu. Nel Movimento 5 stelle l'obiettivo è "marcare a uomo" il Pd. Tra i dem si gioca l'ennesima sfida tra zingarettiani e renziani

Gli appunti del premier Giuseppe Conte al termine della discussione in aula della Camera, Roma, 9 settembre 2019. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Giorni decisivi per la composizione della squadra dei sottosegretari. La data cerchiata di rosso sul calendario è quella di mercoledì mattina, termine entro il quale Luigi Di Maio ha chiesto ai gruppi 5 Stelle di Camera e Senato di votare rosa di nomi, dalla quale saranno scelti i futuri membri del sottogoverno in quota M5S. Ogni Commissione, a quanto si apprende, dovrà selezionare 5 figure, da sottoporre poi al capo politico per la scelta finale. 

Sottosegretari Pd-M5s, una partita a scacchi

Non si tratta di ruoli marginali. I sottosegretari sono figure del governo che servono a coadiuvare i ministri nelle loro attività esercitando i compiti che vengono loro delegati. Possono intervenire, recita la legge, "alle sedute delle Camere e delle Commissioni parlamentari, sostenere la discussione in conformità alle direttive del ministro e rispondere ad interrogazioni e interpellanze". Non partecipano alle riunioni del Consiglio dei ministri, ad eccezione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Quella di sottosegretario è una carica non contemplata dalla nostra Costituzione, i sottosegretari sono stati presenti in tutti i governi repubblicani ed erano già previsti nell’ordinamento italiano da una legge del 1888. Il sottogoverno non è questione di poco conto: ben 45 posizioni, che dovrebbero essere così suddivise:  24 al Movimento 5 Stelle, 18 al Pd e 3 a Liberi e Uguali. 

La nomina dei sottosegretari è materia che scotta. Nel Movimento 5 stelle convivono l'amarezza di chi è stato escluso e i dubbi di coloro che non approvano l'alleanza con il Pd. Nel Partito democratico ci sono i renziani che spingono per avere più posti da sottosegretari, in modo da aumentare il peso specifico della loro corrente anche all'interno del partito stesso. Ma il segretario dem Nicola Zingaretti punta sulla "capacità dei candidati di fare squadra", ovvero di non essere divisivi. 

In casa M5s non si prescinderà in alcun modo dal criterio della marcatura "a uomo": ovvero, a ministro Pd, corrisponde un (due, in alcuni casi) sottosegretario del Movimento 5 Stelle. Confermatissima in quest'ottica Laura Castelli al Mef guidato da Roberto Gualtieri.

Sottosegretari, giovedì la squadra sarà al completo

Per quanto riguarda il toto-nomi, crescono di ora in ora le quotazioni di alcuni pentastellati come il capogruppo alla Camera Francesco D'Uva (si parla di Cultura, Istruzione o Rapporti col Parlamento) e Manlio Di Stefano (verso la riconferma agli Esteri). Oltre a Laura Castelli, in pole anche Stefano Buffagni (Mef), Lucia Azzolina (Istruzione) e Luca Carabetta (Innovazione). Per un posto nella squadra dei sottosegretari circolano anche i nomi di Emanuela Corda, di Giuseppe Brescia e del senatore Mario Michele Giarrusso, così come quelli di Carla Ruocco e Luigi Gallo.

Giorno decisivo per completare la squadra è giovedì. Questo il timing che si apprende da fonti parlamentari dem. Ma i lavori sono in corso e non è detto che la soluzione del puzzle non slitti un po'. Il metodo con cui si sta lavorando, eccetto alcune deroghe, è quello di 'bilanciare' nelle nomine di sottogoverno l'assetto della squadra di palazzo Chigi.

Insomma, per quanto riguarda i dem, si guarda in particolare ai 9 ministeri guidati dai 5 Stelle. Sarebbero circa una ventina le caselle per la compagine Pd. Mentre altre due, tre postazioni andrebbero a Leu. Per gli Esteri si fanno i nomi di Lia Quartapelle e Marina Sereni. All'Interno in pole c'è Emanuele Fiano. All'Istruzione la 'renziana' Anna Ascani. Per il Mise resta in piedi l'ipotesi del passaggio dalla regione Lazio dell'assessore Giampaolo Manzella.

Per la Giustizia si fanno i nomi di Gennaro Migliore e Walter Verini, in un primo momento dato all'Editoria. Tuttavia, a quanto si riferisce, il premier Giuseppe Conte sarebbe intenzionato ad affidare la delega a Roberto Chieppa. Ma anche queste sarebbe una questione aperta. Al Mef dovrebbe andare Antonio Misiani.

L'area renziana punta così ad avere 5 sottosegretari d'area. Uno dal Senato, forse Simona Malpezzi, e 4 alla Camera. Tra i nomi papabili per la promozione al governo anche Lucio D'Alfonso, Salvatore Margiotta, Francesco Verducci al Senato. Mentre si parla di Chiara Braga e Matteo Mauri alla Camera. Per Leu dovrebbe esserci quasi sicuramente un ruolo per Rossella Muroni.

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luigi di maio ansa-4-4

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