Il Paese dei manager pubblici superpagati

Fior di quattrini per i dirigenti della Pubblica amministrazione, e poi la giustizia lumaca e la poca fiducia dei cittadini nella politica e nei partiti: il rapporto dell'Ocse fotografa una "brutta" Italia

Michael Douglas nel film Wall Street

ROMA - E' una sorta di paradosso tutto italiano: mentre il Paese è in crisi, le aziende chiudono e sale la disoccupazione giovanile, le retribuzioni dei top manager pubblici rimangono faraoniche, senza nessun rapporto con gli stipendi dei lavoratori dipendenti (tra i più bassi in Europa) e con la salute delle imprese.

Lo certifica l'Ocse nel rapporto 'Government at a Glance 2013' sulle retribuzioni dei senior manager dell'amministrazione pubblica centrale italiana, con dati aggiornati al 2011. Cosa dice il rapporto? Che i dirigenti italiani della Pubblica amministrazione portano a casa una retribuzione di 632 mila dollari l'anno (circa 482 mila euro al cambio attuale), quasi tre volte la media dei paesi Ocse che si ferma a 232 mila dollari. A debita distanza i dirigenti della Nuova Zelanda, al secondo posto tra i più pagati, con 400 mila dollari e poi quelli del Cile. Molto indietro francesi e tedeschi che si fermano a poco più di 250 mila dollari.

I dati "imbarazzano" il ministero della Funzione pubblica. Ecco allora la precisazione: i dati dell'Organizzazione parigina, dice il ministero, "derivano da una rilevazione compiuta su soli sei ministeri, quelli in comune tra tutti i Paesi europei. I valori più alti rilevati dall'Ocse sono riferiti a casi molto limitati relativi a posizione di vertice, mentre per quanto riguarda le altre categorie dirigenziali i dati sono ampiamente in linea con la media dei paesi Ocse. Nel calcolo dei valori, oltre alla retribuzione lorda del dirigente, sono stati inclusi inoltre i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro, che sono molto più alti in Italia rispetto a tutti gli altri paesi considerati, su percentuali vicine al 40%".

Per di più essendo dati 2011, "non possono tenere conto del drastico intervento legislativo fatto successivamente. Nel 2012 infatti è stato istituito un tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici" che non permette di superare, "anche cumulando, il trattamento economico del Primo presidente della Corte di Cassazione, attestato a 302.937 euro annui lordi".

UN QUADRO SCONFORTANTE - Sta di fatto che, discorso sui super-manager con polemica annessa a parte, il quadro che dal rapporto emerge per il nostro Paese non è tra i più esaltanti. Sì, perché si parla anche di giustizia civile, scarsa applicazione delle leggi, poca fiducia dei cittadini nella politica e nei partiti. L'Ocse, per esempio, nota che le misure di austerità adottate da molti Paesi dopo la crisi economica hanno eroso la fiducia dei cittadini nei loro governanti, scesa dal 2007 al 2012 dal 45% al 40%, "rendendo difficile per le autorità nazionali a mobilitare il sostegno per le necessarie riforme". Il giudizio è netto: "Serve un nuovo approccio al governo pubblico, dal momento che i governi sono chiamati a soddisfare le aspettative dei cittadini con mezzi limitati. Un approccio costruito intorno alla creazione di capacità strategica, istituzioni forti, strumenti efficaci e risultati misurabili in modo chiaro". In quanto a fiducia, l'Italia è in fondo alla graduatoria: solo il 28% degli italiani ha espresso fiducia nel governo nazionale, contro l'80% degli svizzeri e il 12% dei greci. E la spesa pubblica? In Italia nel 2011 arrivava quasi al 50% del Pil, contro il 45,4% della media Ocse e il debito pubblico al 120%, oltre 40 punti percentuali in più della media (79%). Nel dettaglio, sono superiori alla media le spese in welfare (41% contro 35,6%) e i servizi pubblici generali (17,3% contro 13,6%); inferiori alla media le spese in educazione (8,5% contro 12,5%) e difesa (3% contro 3,9%).

GIUSTIZIA LUMACA - E poi c'è una storia vecchia: quella del sistema giudiziario lento e inefficace. L'Italia è il Paese dell'area Ocse con i tempi della giustizia più lunghi, con una media di quasi 600 giorni di durata per un processo. I tribunali più rapidi, invece, si trovano in Corea del Sud, Austria e Giappone, maglia rosa con una durata media dei processi di poco superiore ai 100 giorni, un primato che giustifica la presenza di Tokyo al vertice anche della classifica dei Paesi dove un procedimento richiede le spese legali maggiore. Al secondo e al terzo posto della classifica di chi spende più in avvocati si trovano poi gli slovacchi e gli stessi italiani. Per di più, l'Italia è - insieme a Messico, Grecia e Turchia - il Paese dell'area Ocse che più deve migliorare l'applicazione delle leggi. Auguri.

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