Taglio dei parlamentari, arriva il referendum: il dietrofront (anche del Pd)

Per bloccare sul nascere la riforma costituzionale votata ieri serve la firma di un terzo dei parlamentari di una delle Camere sulla proposta di referendum confermativo presentata dal vicepresidente della Fondazione Einaudi, Davide Giacalone

Il taglio dei parlamentari è appena diventato legge, ma potrebbe già essere archiviato. I senatori di Forza Italia, Nazario Pagano e Andrea Cangini, insieme ai senatori Tommaso Nannicini (Pd) e Gregorio De Falco (Misto) presenteranno domani,10 ottobre la proposta di referendum contro il taglio del numero dei parlamentari di cui è promotore il vicepresidente della Fondazione Einaudi, Davide Giacalone.

Con la richiesta del referendum la riforma non entra in vigore. "Da una parte manca legge elettorale - spiega Giacalone - E se si vota prima si rinvia tutto a fra due legislature".

Come spiega la stessa fondazione, l'iter della riforma costituzionale - che taglia il numero di deputati da 630 a 400 e quello dei senatori elettivi da 315 a 200 - prevede che entro tre mesi si possa convocare un referendum confermativo per bloccare la riforma. Per farlo serve la firma di un terzo dei componenti di una delle Camere. I proponenti bollano come demagogica la riduzione dei parlamentari poiché minimo il taglio dei costi, richiedendo invece un giudizio da parte degli elettori rispetto al taglio della rappresentatività.

Al momento il rapporto tra parlamentari eletti e abitanti in Italia è di 1 eletto ogni 64mila persone. Nella prossima legislatura il rapporto sarà di un eletto ogni 101mila persone.

taglio parlamentari numero-2

Ma quanto si risparmierà con il taglio dei parlamentari? A conti fatti produrrebbe un risparmio annuo pari ad appena 3,12 euro a famiglia, ossia 1,35 euro a cittadino.

Verificando il bilancio della Camera per il biennio 2018-2020 emerge come il costo di ciascun Deputato, tra indennità e rimborsi vari, sia pari a 230mila euro; analogamente, in base al bilancio del Senato, ciascun Senatore costa allo Stato 249.600 euro annui. Se quindi il numero di Deputati fosse ridotto da 630 a 400, e quello dei Senatori da 315 a 200, il risparmio complessivo per le casse statali sarebbe pari a 81,6 milioni di euro (52,9 milioni di euro alla Camera, 28,7 milioni al Senato).

"Ciò significa che ogni singola famiglia italiana non dovrebbe contribuire alle spese della politica per un importo pari ad appena 3,12 euro annui, ossia 1,35 euro a cittadino – afferma il presidente Carlo Rienzi – Un importo del tutto irrilevante per i bilanci degli italiani, che subiscono un danno - quello sì evidente - dagli sprechi che si annidano nelle spese folli degli enti locali come Regioni, Province e Comuni".

Dal "no" al taglio dei parlamentari al presidenzialismo: la carica dei referendum

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