Si allunga la crisi di Governo (tra l'azzardo di Salvini e l'alt del Quirinale)

Il 20 agosto la Lega voterà la sfiducia a Conte, ma Salvini insiste sull'approvazione del taglio dei parlamentari. Eppure il voto sulla riforma costituzionale rischia di trasformarsi in una forzatura che non convince il capo dello Stato

"Il 20 agosto sfiduceremo Conte" il leader della Lega Matteo Salvini porta avanti la linea di rottura con il Movimento 5 stelle dopo l'apertura al taglio dei parlamentari annunciata in Senato.

La linea del leader leghista resta sempre la stessa: "Prima si vota, meglio è". Sì, ma quando? L'opzione delle elezioni anticipate si allontana man mano che la crisi di governo si protrae nel calendario parlamentare.

Al Senato Pd e M5s votano insieme

Come deciso ieri in Senato il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte sarà in aula al Senato il 20 agosto alle ore 15 per prendere parte alla discussione della mozione di sfiducia presentata dalla Lega. Il giorno dopo il premier Conte sarà in Aula alla Camera.

Se dovesse passare la sfiducia il premier dovrebbe prendere atto di non avere più - formalmente - una maggioranza e salire al Quirinale per presentare le proprio dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica.

Cadrebbe quindi nel vuoto l'anticipazione della votazione della riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari, calendarizzata il 22 agosto alla Camera. Senza un Governo verrebbe infatti cancellato il calendario e salterebbe quindi l'ultima lettura della riforma. Una riforma che, in quanto prevede una modifica della Costituzione, fa sorgere nuovi dubbi di natura procedurale.

Quindi, delle due l'una: o si vota la sfiducia o si vota il taglio dei parlamentari. Inoltre se si votasse la Riforma - come parimenti annunciato da Salvini - occorrerebbe attendere 3 mesi per dare il tempo di proporre un eventuale referendum confermativo.

Cosa dice l'articolo 138 della Carta Costituzione

Lo prevede l'articolo 138 della Carta Costituzione dove si specificano i conguri margini di attesa per le richieste di referendum a seguito di una riforma costituzionale. Andare al voto solo dopo aver ottenuto il taglio dei parlamentari porterebbe ad una procrastinazione del voto al 2020.

Come specifica la Carta resta solo un modo per andare al voto subito dopo il taglio dei parlamentari, ovvero un larghissimo consenso:

"Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti."

Resta la possibilità di andare a votare prima di concludere l'iter della Riforma, portando a rieleggere comunque 945 parlamentari nella prossima legislatura, legislatura in cui si concluderà l'iter della Riforma. E qui sorgono le perplessità trapelate dal Quirinale.

Come spiega il quirinalista del Corsera Marzio Breda, per il presidente Mattarella, ex docente di diritto parlamentare e membro della Consulta, "è semplicemente inammissibile" la sola idea che si voglia portare la sfida politica su una legge costituzionale che modifica in profondità le regole del Parlamento, ritenendo di poter procrastinarne l’entrata in vigore secondo i propri calcoli di convenienza. 

Secondo il Colle non si può congelare una legge costituzionale.

Il giurista Cesare Mirabelli, già vice presidente del Csm e presidente della Corte Costituzionale, spiega all'Adnkronos: "La revisione andrebbe fatta quando il Parlamento è nel pieno della sua forza politica. Credo quindi che ciò determinerebbe un intervento del Quirinale, garante delle istituzioni".

Non resta che attendere il 20 agosto quando la crisi di governo sarà ufficializzata dalle Assemblee e approderà al Quirinale.

Taglio dei parlamentari, quanto vale

Piccolo inciso: Luigi Di Maio dice che con il taglio dei parlamentari si risparmiano 500 milioni di euro a legislatura, quindi 100 milioni all'anno. Secondo le stime dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica il risparmio è invece di appena 285 milioni a legislatura, quindi soltanto 57 milioni all'anno, corrispondente a circa lo 0,007% della spesa pubblica italiana.

Intanto si conferma l'orientamento dei ministri della Lega che non si dimetteranno. Lo conferma il titolare del dicastero dell'Agricoltura Giammarco Centinaio a Circo Massimo, su Radio Capital. "Abbiamo messo una mozione di sfiducia al presidente Conte", aggiunge Centinaio, "perché ci siamo resi conto che, a furia di sentirci dire no, questo governo non ha più senso di esistere".

Resta in campo l'ipotesi tutt'altro che scontata di un governo di scopo retto da una maggioranza trasversale che possa traghettare il Paese oltre la legge di bilancio e verso nuove elezioni che - nella logica del prima possibile - si potrebbero tenere nella primavera 2020.

Governo, tutti i punti di contatto tra Pd e Movimento 5 stelle

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