Via un terzo dei Parlamentari: arriva il primo sì del Senato, ma è già scontro Pd-5 Stelle

Il disegno di legge prevede una riduzione del 36,5% degli eletti nelle due Camere. Il Pd si mette di traverso. Per Martina la riforma è solo "uno spot", ma le argomentazioni dei dem non sembrano molto solide

Il governo Conte (ANSA)

La proposta di riforma Costituzionale per la riduzione del numero dei Parlamentari è arrivata ieri all’esame del Senato e oggi ha incassato il primo sì dell'aula con voti 185 favorevoli, 54 contrari e 4 astenuti. Si tratta della prima delle quattro letture previste per i disegni di legge di riforma costituzionale. A votare sì non solo M5s, Lega e Fdi, ma anche Forza Italia che pure aveva espresso qualche perplessità. Contrari il Pd, Leu, e il gruppo delle Autonomie. 

Cosa prevede la riforma sul taglio dei Parlamentari

Il contenuto della riforma - che modifica gli articoli 56 e 57 della Carta - è molto semplice e prevede il taglio degli eletti alla Camera da 630 a 400 e da 315 a 200 al Senato. Sforbiciata anche per deputati e senatori eletti all'estero che passerebbero rispettivamente da 12 a 8 e da 6 a 4. Si passerebbe dunque da un numero complessivo di 945 parlamentari a 600, comprensivi dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. La riduzione è del 36,5%. La riforma, meglio premetterlo, non prevede nessun taglio agli stipendi degli eletti che sarà oggetto di un’altra proposta di legge (su cui però la Lega pare aver già messo il veto). 

Al momento non è affatto scontato che la riforma di riduzione dei Parlamentari ottenga il sì di entrambe le Camere, anche perché di proposte analoghe negli scorsi anni ne sono state presentate diverse, ma per un motivo o per un altro nessuna è mai andata a buon fine. L’ultimo a provarci era stato Matteo Renzi, la cui proposta di revisione della Costituzione prevedeva di ridurre il numero dei Senatori da 315 a 100 assegnando a Palazzo Madama funzioni diverse rispetto alla Camera. La riforma targata Pd aveva però anche altre ambizioni: modificare l’articolo V della Carta, sopprimere il Cnel etc. Sappiamo tutti com’è andata a finire. La proposta di cui sta discutendo adesso il Parlamento è se vogliamo meno pretenziosa, ma forse proprio per questo ha più chance di successo, anche se come vedremo i distinguo non mancano. 

E' vero che l'Italia ha troppi Parlamentari?

Nella relazione al d.l. 805, i relatori i senatori Stefano Pattuanelli (M5s) e Massimiliano Romeo (Lega), sostengono che l’Italia “è il Paese con il numero più alto di parlamentari direttamente eletti dal popolo (945); seguono la Germania (circa 700), la Gran Bretagna (650) e la Francia (poco meno di 600)”. In realtà le cose non stanno proprio così, dal momento che il Parlamento del Regno Unito non è composto dalla sola Camera dei Comuni (che ha effettivamente 650 membri), ma anche dalla Camera dei Lord che attualmente conta circa 790 rappresentanti (il numero non è fisso). In questa speciale classifica dunque l’Italia è "solo" seconda in Europa, ma se confrontiamo il numero dei parlamentari in relazione alla popolazione in realtà il nostro Paese si colloca a metà classifica. Questo non vuol dire che non si possa far meglio ed imitare Paesi più virtuosi come Francia o Germania. 

Secondo il senatore di Forza Italia Gaetano Quagliarello, relatore dell’altra proposta di riforma all’esame del Senato, con la riduzione del numero dei Parlamentari l’Italia avrebbe un bicameralismo "meno rissoso e conflittuale" e un "procedimento legislativo più agile e spedito". La riforma consentirebbe inoltre "di ridurre opportunamente i costi della politica senza forzare le disposizioni costituzionali e la certezza del diritto".

Di Maio: "Ho visto i senatori tagliare se stessi e ho goduto"

"Evviva! Approvato il Tagliapoltrone in Senato! Presto ci saranno 345 parlamentari e un risparmio di mezzo miliardo di euro a legislatura. Dicevano: impossibile! E invece se lo diciamo lo facciamo! Collegatevi che festeggiamo insieme!". Lo scrive Luigi Di Maio, che in una diretta su Facebook aggiunge: "oggi ho visto i senatori tagliare se stessi, sono venuto qui in Senato a godermi la scena". "Il Pd dice che ci vuole una riforma organica, come quella che gli hanno già bocciato due anni fa", l'affondo. Di Maio si sofferma dunque sull'iter che attende il taglio dei parlamentari, "possiamo dire che tra agosto-settembre, massimo fine settembre, riusciamo ad approvarla", promette. "Se poi le opposizioni vogliono fare un referendum per tagliare i parlamentari, sarà un piacere farlo - aggiunge - Non dico frasi fassiniane che portano sfortuna poi, però sarebbe davvero un piacere".

Taglio dei Parlamentari, l'iter della riforma

L’ok delle due Camere però non è affatto scontato. Com’è noto le proposte di riforma costituzionale devono essere approvate da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi. Nella seconda votazione è necessaria la maggioranza assoluta dei membri. Inoltre se la seconda deliberazione non ottiene la maggioranza qualificata di due terzi dei componenti, la legge può essere sottoposta a referendum (come accadde alla riforma Renzi-Boschi nel 2016). 

L'appello di Fraccaro alle opposizioni

Serve dunque anche il consenso delle opposizioni. Ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Fraccaro (M5s) ha rivolto un appello alle altre forze politiche per approvare "all’unanimità una riforma invocata a gran voce dai cittadini". D’altra parte i 5 Stelle puntano molto su questa riforma per riguadagnare consenso. Ma se Fdi e Forza Italia non hanno fatto mancare il loro appoggio (spiegando che la loro scelta è stata una "apertura di credito" alla maggioranza) i democratici si sono messi di traverso. 

Il Pd contro la riforma, Martina: "E' solo uno spot"

Al Pd la riforma non piace e già ieri gli esponenti dem hanno fatto capire che al Senato sarebbe mancato il loro sostegno. Il candidato alla segretaria Maurizio Martina, si è detto pronto a dare battaglia perché il vero obiettivo dei democratici è quello di dare diverse funzioni a Camera e Senato: "Sulle riforme noi rilanciamo", ha scritto su facebook. "Sì al taglio dei parlamentari, basta bicameralismo perfetto. Il Senato diventi Camera delle autonomie con funzioni diverse e votino anche i 18enni. No a spot, sì a riforme utili. Che dicono Lega e Cinque Stelle?".

Poi ha chiarito meglio la sua posizione in una nota: "Mi pare chiaro purtroppo che la maggioranza non voglia un vera riforma del parlamento, i 5 stelle in particolare vogliono usare il tema come arma di distrazione di massa per nascondere il fallimento delle loro scelte economiche".  

Sarà difficile però per il Pd spiegare il suo no alla riforma, se pensiamo ciò che molti esponenti dem scrivevano nel 2016 a proposito del numero dei componenti del Parlamento Italiano. Insomma le argomentazioni del Partito Democratico non sembrano proprio solide. 


Taglio Parlamentari, il M5s: "500 milioni di risparmi"

Alle critiche dell'opposizione replica Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio e portavoce del M5s. Il no alla riforma? "Non devono spiegarlo a noi, ma agli italiani, illusi e frustrati da vent’anni di promesse e fallimenti. Noi siamo diversi, noi vogliamo andare fino in fondo, non solo per ridurre i costi, ma per una questione di credibilità e serietà. Il cambiamento deve partire dalle istituzioni e domani gli italiani ancora una volta potranno vedere la differenza". 

Il senatore M5S Ugo Grassi rincara: "Con sorprendente coraggio il senatore del Pd Luigi Zanda ha detto nell'aula del Senato che la riduzione dei parlamentari è diventata una mossa preparatoria di un futuro istituzionale democraticamente molto equivoco". Tutto falso secondo Grassi. Al contrario, dice il senatore M5s, rispetto alla riforma Renzi-Boschi, quella dei 5 Stelle è "più efficiente" e garantirebbe "il risparmio di 500 milioni a legislatura". 

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Commenti (4)

  • il PD si arrampica sugli specchi

  • la riforma renzi riduceva il numero di parlamentari, riducendoli al Senato cui si assegnavano funzioni diverse rispetto ad adesso. in tal modo si eliminava il "bicameralismo perfetto", con vai e vieni di procedimenti tra Camera e Senato. C'era anche una riduzione di costi, che non sempre sono una buona scusa, perché è meglio avere maggiore fluidità nei provvedimenti legislativi.

    • La riforma Renzi interveniva soprattutto sui meccanismi elettorali: i senatori sarebbero stati "eletti" dai Consigli regionali nel rispetto delle "scelte" degli elettori. Frase assolutamente incomprensibile, le cui conseguenze grazie a Dio non abbiamo avuto modo di sperimentare.

  • E certo che si mettono di traverso. Per loro signi@#?*%$ meno parassiti ,meno ex-sindacalisti e meno "segnorine" in Parlamento. Altro che 35 %: io li taglierei di un 50% almeno. E stipendio di max 3000 euro al mese.

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