Tap, il Salento ribolle: quale peso avrà il "tradimento" del Movimento 5 stelle?

In alcuni comuni pugliesi il M5s ha preso percentuali bulgare promettendo lo stop al progetto. Ma i lavori per il gasdotto stanno per partire. I comitati: "Parlamentari eletti coi nostri voti si dimettano". Una grana enorme per gli strateghi della comunicazione pentastellata

Foto Comitato No Tap (Facebook)

E' un problema per il Movimento 5 stelle, inutile girarci intorno: il rischio più immediato e concreto, dal punto di vista politico, è perdere moltissimi voti in Puglia. L'ultima parola arriverà in uno, forse due giorni ma è chiaro che sono minimi, se non nulli, i margini concreti per una soluzione alternativa alla realizzazione del gasdotto Tap in Salento per come è stato progettato. Non ci sarà nessuno stop. L’approdo, anche per il governo italiano in carica, resta dunque quello di San Foca. Salvo sorprese dell'ultimo secondo, ormai improbabili.

Che cos'è il Tap e le ragioni della protesta

Il famoso Tap, o Trans Adriatic Pipeline, è il gasdotto che, quando i lavori saranno terminati, passando per Turchia, Grecia, Albania, Adriatico e il comune di Melendugno in provincia di Lecce, porterà in Europa occidentale il gas naturale azero. Il movimento No Tap da anni si oppone, e contesta l’opera per ragioni ambientali e non solo: secondo alcuni studi in Europa di gasdotti ce ne sono in abbondanza, e i consumi sono in costante diminuzione. I progetti di nuovi gasdotti rispondono quindi a ragioni economico-finanziarie e non alle “necessità” reali. E poi ancora: la costruzione del Tap è stata decisa da governi e compagnie private, senza però consultare i cittadini. Senza dimenticare lo scomodo tema dei diritti umani: le maggiori riserve di gas ancora da sfruttare si trovano nella regione del Mar Caspio. Il gasdotto dovrebbe trasportare gas che viene dall’Azerbaigian, dal giacimento di Shah Deniz II nel Mar Caspio. Ma forse anche da un futuro gasdotto in Turkmenistan. A quale prezzo? Azerbaigian e Turkmenistan sono due paesi retti da governi autoritari, in cui le violazioni delle libertà civili sono all’ordine del giorno.

La "realpolitik" impone scelte diverse al M5s: dire "stop" adesso costerebbe quasi 20 miliardi di soldi pubblici (condizionale d'obbligo, come vedremo, mancano calcoli precisi). Le parole di Matteo Salvini, alleato di governo del M5s, pesano però come macigni: "Dovrebbero ripartire i lavori della Tap, che porterà all'abbassamento del 10% dei costi dell'energia per le famiglie e le aziende. Ora, io rispetto il contratto di governo e la sensibilità degli alleati di governo, ma l'Italia ha bisogno di infrastrutture, strade e ferrovie, di andare avanti e viaggiare". Un boccone amaro per il M5s, che non a caso per ora sulla questione centellina dichiarazioni ufficiali e comunicati stampa, a differenza di quel che accade su altri temi su cui quotidianamente si esprimono con dovizia di particolari e pareri personali capigruppo, portavoce, deputati e ministri.

Grandi opere, Lega e Movimento 5 stelle alla difficile ricerca di un'intesa su Tav e Tap

Il Trans Adriatic Pipeline partirà in prossimità di Kipoi, al confine tra Grecia e Turchia, dove si collegherà al Trans Anatolian Pipeline (TANAP).  Proseguirà quindi sulla terra ferma, attraversando la Grecia Settentrionale, nel suo tratto più lungo, muovendo in direzione ovest attraverso l’Albania fino ad approdare sul litorale Adriatico.  Il tratto sottomarino inizierà in prossimità della città Albanese di Fier e attraverserà l’Adriatico per connettersi alla rete italiana di trasporto del gas in Salento: approderà nel comune di Melendugno, in prossimità di San Foca. La condotta sottomarina attraverso le acque territoriali italiane misurerà circa 25 chilometri, mentre il tratto sulla terra ferma 8 chilometri. La scelta della localizzazione del punto di approdo e del tracciato a terra "è stata fatta tra diverse alternative, al fine di individuare la più idonea sotto il profilo ambientale, sociale e della sicurezza" si legge sul sito della società costituita per la progettazione, lo sviluppo e la realizzazione del gasdotto .

Penali Tap, a quanto ammonterebbero?

L'incontro di ieri a Palazzo Chigi non ha portato "buone nuove" ai No Tap: il sindaco di Melendugno, Marco Potì, è stato informato delle conclusioni cui sono giunti i tecnici dell’esecutivo che avevano ricevuto dal premier, Giuseppe Conte, il compito di studiare bene il fascicolo e predisporre, se possibile, scenari alternativi. Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Andrea Cioffi, ha spiegato che lo stop all’opera costerebbe 20 miliardi di penali, quasi una manovra economica. E anche per cambiare l'approdo ci vorrebbero alcuni miliardi e il via libera dell’Unione Europea. Il ministero dell’Ambiente, da parte sua, ha comunicato che ad oggi tutte le procedure sono state corrette. Alla riunione di ieri sera hanno preso parte oltre a Conte, il ministro per il Mezzogiorno, la salentina Barbara Lezzi e il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, la deputazione parlamentare salentina del M5S e ad alcuni consiglieri regionali del movimento.

Tav e Tap svelano le divisioni del governo

La delusione è palpabile nelle parole di Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No Tap: "Quello che è chiaro è che si sta giocando. I ministeri non hanno documenti, non sanno. Si è arrivati a parlare nuovamente di penali, ma non è stato mostrato nessun contratto con la firma di chi ha accettato queste penali. Ci sarebbe da chiedersi chi si vuole coprire negando al pubblico questi documenti. La battaglia continua, e continua pure la richiesta di dimissioni in blocco degli eletti nel Movimento 5 stelle in caso ricomincino i lavori". Quello delle penali è un capitolo su cui è mancata la chiarezza: che siano previste penali pesantissime è ovvio, ma secondo i movimenti che si oppongono alla costruzione del gasdotto nessuno dei ministeri da loro interpellati ("eccetto il Mise presieduto da Di Maio che non ha risposto") possiede dati per l'analisi costi-benefici dell'infrastruttura. "Penali, contratti e costi per la rinuncia sono soltanto menzogne mediatiche per prendere tempo o, peggio ancora, per favorire Tap?", scrivono su Facebook.

Le promesse pre-elettorali 

Il M5s aveva preso una posizione chiara sulla questione Tap. Solo un anno fa a Melendugno Alessandro Di Battista, uno degli esponenti più rappresentativi e ascoltati dell'intero movimento persino ora che non è più deputato,  aveva assicurato: "Con i Cinque Stelle al governo questo progetto lo blocchiamo in due settimane". E gli esponenti locali più in vista, a partire da Barbara Lezzi (ora ministro), lo hanno ripetuto come un mantra in campagna elettorale in quelle zone, facendo mambassa di voti: basti pensare che a Melendugno il Movimento fondato da Casaleggio e Grillo ha preso oltre il 65 per cento dei consensi.

"Per sette anni - ha detto Gianluca Maggiore - non abbiamo avuto l’appoggio del governo, e il fatto di non avere neanche l’appoggio di questo governo non cambia nulla. Noi comunque continueremo la nostra protesta in maniera pacifica”. La differenza rispetto al passato, però, è che di questo esecutivo fanno parte degli esponenti del Movimento 5 stelle che in campagna elettorale si erano schierati contro la realizzazione dell’opera. Ma arriveranno davvero le dimissioni in caso di avvio dei lavori? Non ci crede quasi nessuno.

Quanto peserà in termini di consenso al M5s?

"Nelle prossime 24-36 ore prenderemo una decisione" anche se "il sentiero e' molto stretto". Lo ha affermato il ministro per il Sud Barbara Lezzi al termine dell'incontro sul Tap a Palazzo Chigi. Secondo Lezzi "resta un'opera non strategica scelta da un altro governo e agevolata da un altro governo, abbiamo fatto adesso questa analisi dei costi dall'interno dei ministeri. Questi costi il Paese non puo' permetterseli e non ce la sentiamo di addossarli sui cittadini. Non abbiamo nulla di cui vergognarci e non avevamo a nostra disposizione una serie di dati che forniremo pubblicamente".

Il ministro smentisce comunque che si tratti di una sconfitta per l'Esecutivo gialloverde: "Assolutamente no", ha detto aggiungendo: "Ho vissuto come una sconfitta il trattato del 2013" e "abbiamo le mani legate" per il "costo troppo alto che dovremmo far pagare al Paese" per fermare l'opera. Un onere che "per senso di responsabilita' non possiamo permetterci" ha concluso. Il sindaco di Melendugno Marco Potì al termine dell'incontro ha commentato: "Noi abbiamo chiesto al governo un clima politico ostile a Tap, non favorevole come quello di Letta, Renzi e Gentiloni: una cosa è dire 'tana libera tutti', altra è dire 'faremo i cani da guardia'". "Stasera - ha aggiunto - non c'è il via libera all'opera che qualcuno aspettava. Abbiamo chiesto una sospensione dell'opera, ci saranno tempi stretti. Dal punto di vista politico c'è ancora la contrarietà del governo a quest'opera".

A mente fredda il sindaco di Melendugno, a Radio anch'io, usa toni più duri: "E’ una follia. Cercherò di fermare quest’opera. Non ho altra scelta. Quella che stanno facendo è una follia ingegneristica. Fare quel tipo di impianto in una zona ad altissima vocazione turistica come San Foca – una delle più belle spiagge della Puglia e del Salento -, fare una centrale di decompressione a pochi metri dalle abitazioni di quattro comuni è una follia. Troveremo motivi di illegittimità e ce ne sono tanti. Serve la volontà politica. Il mio obiettivo è quello di cercare di fermare quest’opera che è una follia ed è quello che farò.”

Lega e Movimento 5 stelle alla difficile ricerca di un'intesa su Tav e Tap

La strategia comunicativa del M5s è chiara: addossare la scelta del gasdotto ai governi precedenti, e spiegare di non voler far "pesare sui contribuenti" i costi di un'eventuale (e omai remotissima) rinuncia. Ragionamenti che a livello di creazione di consenso sono meno efficaci rispetto agli slogan battaglieri di cui gli esponenti locali del M5s si sono fatti promotori nell'ultimo quinquennio. Il sindaco di Melendugno Potì in un’intervista a Repubblica un mese e mezzo fa diceva: "Li ho votati, io come quasi il 70% della mia gente, perché ho creduto ad Alessandro Di Battista, al ministro Barbara Lezzi che sono venuti qui a dire che in 15 giorni avrebbero annullato il progetto del Tap. E invece…".

"Se non siete in grado di fermare un'opera, perché illegale e non ha nulla di strategico e perché ve lo chiede la popolazione che vi ha eletto, dimettetevi", è la richiesta di Maggiore a nome di tutti i comitati No-Tap. "L'unico gesto sensato di questi politici – si legge nella pagina Facebook - sarebbero le dimissioni immediate, nel rispetto di chi ha creduto in loro e che invece oggi si ritrova con ingannatori, truffatori e voltagabbana al governo".

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