Governo diviso sulla Tav. Il M5s vuole lo stop, Salvini no: "Si va avanti"

Si apre un nuovo fronte nel governo gialloverde. Il ministro dell'Interno avverte il Movimento 5 stelle: "Non è che faccio pagare agli italiani miliardi"

Fermare la Tav? Il ministro dell'Interno Matteo Salvini dice no. "Occorre andare avanti e non tornare indietro", ha detto il titolare del Viminale avvertendo sia il Movimento 5 Stelle sia il premier Giuseppe Conte. Secondo indiscrezioni di Repubblica e La Stampa il presidente del Consiglio sarebbe infatti pronto a seguire Di Maio nel bloccare al più presto la Tav mentre appena pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture Toninelli aveva messo in discussione il proseguire del progetto.

Ora però il vicepremier replica ai microfoni di Radio24: "L'opera serve e se per caso da un'analisi attualizzata del 2018 non serve, costa di più bloccarla che non proseguirla? Questo è il ragionamento che varrà su tutto, analisi costi benefici, la Tav, la Tap, la Pedemontana, Terzo Valico. Questo c'è scritto e questo faremo. C'è l'analisi costi-benefici, non è che faccio pagare agli italiani miliardi". 

Tav, nuovo fronte nel governo Lega-M5s

Anche il sottosegretario ai Trasporti, il leghista Edoardo Rixi, conferma il sì alla Tav. "Come Lega siamo favorevoli. Ovviamente se ci sono modifiche che consentono da poter investire in altre infrastrutture, le accogliamo volentieri", ha spiegato al Secolo XIX.

Il ministro Toninelli smonta le grandi opere: "Ridiscutiamo integralmente la Tav"

Per Toninelli invece "rifarsi al Contratto di governo significa voler ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia. Senza preclusioni ideologiche, ma senza subire il ricatto che ci piove in testa e che scaturisce dalle scandalose scelte precedenti". "È questo il principio in base al quale stiamo lavorando. Ecco perché adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile", concludeva il ministro, ricordando come proprio nel contratto di governo si facesse riferimento all'impegno di ridiscutere "integralmente il progetto" della Tav Torino-Lione "nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia". 

Tav e Tap, dall'Europa ultimatum all'Italia

Ecco quindi aprirsi un nuovo fronte nel governo gialloverde di Lega e M5s, da sempre contraria al progetto, mentre dal Pd sia il segretario Maurizio Martina sia l'ex ministro dell'Infrastrutture Graziano Delrio fanno presenti le loro preoccupazioni. "Due miliardi di euro di penali, il blocco di finanziamenti europei, 4 mila posti di lavoro a rischio. La follia del governo di bloccare la Torino-Lione la pagherà un Paese intero", tuona Martina su Twitter.

Secondo Repubblica, "fermare la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione costerebbe all’Italia circa 2 miliardi di euro. Finirla, mettendo tutti i soldi previsti dagli accordi e dai progetti, ha un “prezzo” di 3 miliardi". 

"Il dossier non è ancora sul tavolo di Conte"

Dopo le dichiarazioni di Salvini, fonti di palazzo Chigi citate dall'agenzia Adnkronos hanno fatto sapere che il dossier sulla Tav al momento non è ancora giunto sul tavolo di Conte: nessuna decisione dunque è stata ancora presa e soprattutto non ci sono state valutazioni al riguardo. Il dossier è in fase istruttoria presso il ministro competente, quello delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, il quale è impegnato in una valutazione costi-benefici che poi sarà sottoposta e condivisa con il presidente del Consiglio e con l'intero governo. Ad ogni modo la soluzione sarà in linea con quella contenuta nel contratto di governo, che prevede l'impegno a "ridiscutere integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia".

La replica dell'Ue

La Commissione Europea "non commenta i rumours", ma "la linea ad alta velocità Torino-Lione è un progetto importante, non solo per la Francia e per l'Italia, ma anche per l'Europa nel suo complesso. E' importante che tutte le parti mantengano i loro sforzi per completarlo in tempo". Questa è stata la risposta del portavoce della Commissione Europea per i Trasporti Enrico Brivio, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

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