"Traditori della patria": il nuovo mantra dei 5 Stelle dà il via alla campagna elettorale

Dopo la fase del "governo del cambiamento" il M5s cambia registro tra "bivacchi" e invettive verso gli altri partiti

Luigi Di Maio (S) e Alessandro Di Battista durante la trasmissione televisiva "In mezz'ora" in onda su Rai3, Roma, 25 febbraio 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Dopo la breve parentesi "governativa" il M5s rispolvera il lessico barricadero delle origini. "Traditori" (del Popolo o della Patria, fate voi) è la parola d’ordine con cui i 5 Stelle intendono dare l’ultimo assalto al Palazzo. A dare il via alla nuova fase è stato proprio Luigi Di Maio, che già giorni fa, parlando con i giornalisti a Montecitorio aveva detto: "Io spero che non ci sia opposizione e che si vada al voto il prima possibile. Se metteranno il presidente Mattarella nella condizione di individuare questo governo di tregua, gli altri partiti saranno stati dei traditori del popolo. Non esiste tregua nei confronti dei traditori del popolo, questo dev'essere chiaro. Ma non per il presidente, che è stato fin troppo paziente. Avevano l'opportunità...".

Il capo politico del M5s ha poi rincarato la dose domenica su RaiTre. Ospite di Lucia Annunziata a "Mezz’ora in più" si è lasciato sfuggire un’espressione decisamente ambigua: "Se la democrazia rappresentativa fallisce dicendo a un movimento come il nostro 'andatevene fuori perché siete il Movimento 5 Stelle' e non 'perché non avete i voti', perché siamo la prima forza politica - e allora dovremo inventarci qualche altra cosa". Che cosa intendeva dire? "Nulla di eversivo" ha subito rassicurato Di Maio. Ok.

Ieri è stata la volta di Alessandro Di Battista, il grande assente nella fase delle consultazioni. "Chi, dopo aver detto NO al Movimento 5 Stelle voterà la fiducia ad un governo tecnico è semplicemente un traditore della Patria", ha scritto Di Battista su Facebook. "In un Paese che intende ancora mostrarsi minimamente democratico le opzioni sono due: o un governo portato avanti da chi ha vinto le elezioni o nuove votazioni il prima possibile. Bivaccare è ignobile!".

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E più di qualcuno, a quel bivaccare - termine usato da Mussolini nel famoso "discorso del bivacco", appunto - è trasalito. Ma al di là della citazione (involontaria?) del Duce, più di qualcuno ha fatto notare a Di Battista che con il suo ragionamento lo stesso Presidente della Repubblica dovrebbe essere annoverato tra i "traditori della Patria" dal momento che il governo di tregua l'ha proposto lui.

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L'espressione "traditore della patria" comunque non è nuova in casa 5 Stelle. Già in campagna elettorale Di Maio aveva definito Silvio Berlusconi (il quale ha poi minacciato querela) un "traditore della patria" per aver creato la "bomba sociale" sull'immigrazione "bombardando la Libia, firmando il regolamento di Berlino e facendo business sugli immigrati con la sinistra". Oggi come allora nell’ottica del M5s i "traditori della patria" sono gli stessi di sempre: i vecchi partiti che brigano per tenere lontani i 5 Stelle dalla stanza dei bottoni. La campagna elettorale è solo all’inizio…

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