Perché si torna a parlare di far votare i 16enni

In un'intervista a Repubblica l'ex premier Enrico Letta chiede al governo una riforma costituzionale "urgente" per abbassare l'età di voto ai 16enni. Una proposta non nuova nel panorama politico italiano e non solo

Ciclicamente si torna a parlare di abbassare l’età del voto a 16 anni. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta. Oggi direttore di Science Po a Parigi, Letta ha lanciato un appello dalle colonne di Repubblica per chiedere al governo “una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni”. Una riforma “urgente”, dice Letta, un “modo per dire a quei giorni che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e i loro entusiasmo: ‘vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi'”.

La grande mobilitazione studentesca per il clima ha infatti riportato in auge un dibattito sulla consapevolezza politica e non solo dei giovani, in Italia ma anche nel resto del mondo. Era già successo l’anno scorso, dopo la strage del liceo Parkland in Florida, quando migliaia di studenti scesero in piazza contro le armi. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, in molti Paesi l’età minima per votare venne abbassata da 21 a 18 anni, sulla spinta di un’opinione pubblica fortemente influenzata dal movimento giovanile e dai cambiamenti nella società intercorsi in quegli anni. 

A chi piace l’idea di far votare i 16enni

Per Letta in Italia ormai i tempi sono maturi e “con questa maggioranza si può fare”. Il voto a 16 anni è una proposta che ricorre spesso nei discorsi e nei programmi del Movimento 5 Stelle, tra post sul blog di Beppe Grillo, una proposta di legge a firma di Danilo Toninelli presentata un paio d’anni fa, e successivi ritorni. I 16enni hanno già potuto votare alle ultime primarie del Pd, quelle che hanno portato all’elezione a segretario di Nicola Zingaretti, come pure anche in consultazioni precedenti dem, e quando era segretario del Pd Matteo Renzi si disse favorevole al voto ai 16 anni. “Si può ragionare dell’ipotesi di abbassare l’età del voto, dai 18 ai 16 anni”, aveva detto, perché “sarebbe bello coinvolgere di più e meglio i ragazzi, perché i Millennials hanno un sacco di valori. Non lo dico nel mio interesse, visto che al referendum abbiamo perso anche per il voto dei giovani”.

Voto ai 16enni, Zingaretti: "Sono da sempre favorevole"

Lo stesso Zingaretti su Twitter si è detto d'accordo con Letta: "Sono da sempre favorevole al #VotoaiSedicenni. Bene oggi le parole di 
Enrico Letta" ha scritto il segretario dem. "La passione civile di tante ragazze e tanti ragazzi che incontro tutti i giorni rafforzano questa idea. Ora è tempo!". 

Quello del voto ai 16 anni è poi uno storico cavallo di battaglia della Lega, come ha ricordato Matteo Salvini commentando le manifestazioni studentesche del 27 settembre. “Ripresenteremo la proposta di legge per abbassare a 16 anni il diritto di voto, i ragazzi oggi sono informati”, ha detto il leader del Carroccio, che nel 2015 annunciò di aver presentato una proposta di legge in tal senso.

D'accordo anche Conte e Di Maio 

La proposta di Letta rilanciata su Repubblica ha trovato nuove aperture. “Abbassare la soglia di voto a 16 anni? Ci sta. A me va benissimo, in altri ordinamenti già lo fanno”, ha detto il presidente del Consiglio Conte intervistato da Skuola.net, secondo il quale “i nostri ragazzi a 16 anni hanno tutta la maturità psicofisica per votare”. Il premier ha poi aggiunto: “Non è iniziata ancora una riflessione di governo ma potremmo farla: anzi forse sarebbe più utile che la si facesse in sede parlamentare”.

Dal canto suo Luigi Di Maio ha rivendicato la “battaglia” del Movimento 5 Stelle per il voto ai 16enni. “I giovani in Italia sono definiti viziati, gretini per noi questi ragazzi vanno rispettati, ascoltati e messi al centro della politica. È ora di dare questi diritto a chi ha più futuro davanti”, ha detto il capo politico del M5s.

Tra le voci critiche si è levata quella del senatore Mario Monti. “Non sono convinto che dando il voto ai 16enni cambierebbe la situazione del nostro Paese”, ha detto l’ex premier a Radio Capital. “Bisogna fare politiche youth friendly, che aiutino concretamente i giovani: dare loro la possibilità di voto è solo un contentino. I giovani crescono con il problema ambientale e quello del deficit: per il primo hanno trovato in Greta Thunberg un faro di speranza: sarebbe bello che fosse così anche per il debito pubblico”.

Come funziona in Europa e nel mondo

Nella maggior parte dei paesi del mondo i giovani possono votare a partire dai 18 anni. È così in Italia (ma per il Senato può votare solo chi ha compiuto 25 anni), Stati Uniti, Cina, India, Russia e in diversi paesi dell’Ue.

L’Austria è stato il primo Paese dell’Ue ad abbassare l’età minima legale per il voto nel 2007. I 16enni possono votare per le elezioni locali in alcuni Länder in Germania mentre in Scozia hanno potuto votare per la prima volta nel 2014 in occasione del referendum sull’Indipendenza e dal 2015 per le politiche. In Norvegia nel 2011 è partita una sperimentazione per quanto riguarda le elezioni locali e in Grecia l’età per votare è stata abbassata a 17 anni.

Si può votare a 16 anni anche in Argentina e Brasile (ma il voto è obbligatorio per chi ha dai 18 ai 70 anni), Nicaragua e Cuba. Urne aperte ai 17enni anche a Timor Est, Etiopia, Indonesia, Corea del Nord, Sudan.

16enni al voto, pro e contro

Tra le motivazioni che ricorrono più spesso tra chi vorrebbe abbassare l’età del voto a 16 anni e chi invece si dice contrario c’è quella relativa alla consapevolezza. C’è chi ritiene infatti che a 16 anni si è troppo giovani, poco informati e politicamente immaturi per votare (un’argomentazione che però viene respinta da chi ricorda che a 16 anni si può già lavorare e quindi pagare le tasse e di conseguenza essere abbastanza maturi e responsabili per esprimere il proprio voto) e chi avanza anche obiezioni dal punto di vista neurologico e dei processi di crescita cerebrale, secondo cui a 16 anni gli adolescenti non sarebbero ancora in grado di prendere decisioni ponderate o valutare logicamente le informazioni, ritendendoli inoltre anche troppo facilmente influenzabili dall’ambiente che li circonda.

Nel 2017 Marco Filoni e Pietro Intropi intervistarono per Pagina 99 Tommy Peto, dottorando presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Oxford, autore del paper “Why the voting age shold be lowered to 16”. Peto sostiene che dalle ricerche empiriche effettuate sul voto dei più giovani in Austria e Norvegia emerge come il voto degli under 18 sia “politicamente maturo” quanto quello dei cittadini già maggiorenni. Secondo lo studioso, anche la tesi secondo cui gli adolescenti sarebbero ancora troppo disinteressati alla politica andrebbe rigettata perché “come hanno mostrato le esperienze di allargamento del suffragio in Austria e Scozia, quando il sistema politico si impegna a coinvolgere i più giovani, i più giovani si fanno coinvolgere alla politica” mentre “dopo l’estensione del suffragio ai 16/17enni, in Austria e in Norvegia questi sono diventati più coinvolti e più informati sulla politica rispetto ai cittadini di 18-21 anni, e l’affluenza degli under 18 al voto è maggiore di circa 10-12 punti rispetto all’affluenza dei giovani dai 18 ai 23 anni”. Peto inoltre sostiene che “abbassare l’età di voto a 16 anni può portare ad avere un vasto numero di persone che acquisiscono l’abitudine del voto e che continueranno a mantenere la consuetudine a votare per il resto della loro vita”.

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