Abusi sulle figlie e pedopornografia in chat: condannati genitori

Coinvolti un uomo di 41 anni e due donne, imputati al termine di un'inchiesta nata s un gruppo di pedofili attivi in Italia e nel Sud America

Una coppia dei genitori era stata arrestata a febbraio insieme a una donna con l'accusa di abusi sulle figlie. L'uomo, un artigiano 41enne già ai domiciliari per detenzione di materiale pedopornografico, è stato condannato ora a nove anni per pedofilia. La compagna, con la quale il 41enne aveva avuto una figlia e che "avrebbe coinvolto la loro bambina nei rapporti sessuali con lui", è stata invece condannata a sei anni. Stessa pena anche per l'altra donna coinvolta nell'indagine, accusata di aver inviato all'uomo foto pornografiche della figlia minorenne dietro pagamento. Lo riporta il Resto del Carlino. 

Tutto è nato da un'indagine della Procura di Firenze su un gruppo di pedofili attivi in Italia e nel Sud America individuati tramite il dark web. Gli investigatori erano risaliti all'uomo, un artigiano grossetano, già coinvolto in altre due analoghe inchieste per detenzione e scambio di materiale pedopornografico. Nel suo cellulare erano state trovate oltre 1.500 immagini a carattere pedopornografico, che risultavano scambiate su una chat di Telegram chiamata "Catedraticos" e su WhatsApp.

Analizzando il dispositivo, gli inquirenti erano risaliti ai rapporti dell'uomo con due donne, una 39enne residente in Umbria da cui il 41enne aveva avuto una bambina di tre anni, e un'altra donna di Reggio Emilia. Secondo l'accusa, la 37enne "avrebbe consentito al suo ex di molestare sessualmente la bimba, in almeno due occasioni e di aver successivamente inviato all'artigiano foto equivoche della figlioletta".

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L'avvocato della donna, Giancarlo Ascanio, difensore della donna, ritiene probabile il ricorso in appello. "La decisione mi ha colto di sorpresa, tenuto soprattutto conto di quanto emerso durante l’udienza. Posso ipotizzare che la mia assistita sia stata sostanzialmente condannata sulla base di un solo elemento istruttorio cioè le conversazioni di messaggistica reperite sul cellulare del coimputato, da cui manca la trascrizione dei messaggi vocali. Il coimputato ha ribadito la totale estraneità della mia cliente rispetto a due delle tre ipotesi contestate nel capo di imputazione, ed in presenza di un conclamato ed accertato stato di soggezione emotiva della stessa. È stata però definitivamente smentita l’orrenda ipotesi circolata nell’immediatezza dell’arresto, secondo la quale vi sarebbe stata una procreazione finalizzata alla perpetrazione di abusi".

Fonte: Il Resto del Carlino →

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