Migranti, non è stata una strage religiosa: ecco tutta la verità

Le immagini dei soccorsi, che l'Espresso ha analizzato, raccontano di un viaggio inumano, in condizioni impossibili. Ma a quanto pare i naufraghi sono stati vittime della disperazione, non dell'odio religioso

La notizia della strage per motivi religiosi su un barcone di migranti aveva fatto il giro del mondo. "Musulmani che si infuriano per le preghiere e uccidono cristiani", si leggeva nei titoli delle più importanti testate. Tuttavia nelle ultime ore è emerso che uno dei presunti assassini è cristiano. E anche gli altri arrestati si difendono: "Se ci fosse stata una rissa ci saremmo ribaltati".

Tutti i dubbi sull'eccidio che ha scosso il mondo sono raccolti dall'Espresso. Le nuove rivelazioni non tolgono nulla alla gravità, indefinibile, di quanto accaduto. Ma a quanto pare i naufraghi sono stati vittime della disperazione, non dell'odio religioso.

Uno dei presunti assassini si chiama Kaba Somauro ed è in carcere a Palermo: su di lui e altre 14 persone pende l'accusa di aver ucciso migranti cristiani, buttandoli in mare. Circa dieci le vittime secondo varie testimonianze.

Le immagini dei soccorsi, che l'Espresso ha analizzato, raccontano di un viaggio inumano, in condizioni impossibili. Un gommone mezzo sgonfio, 120 persone accalcate in un mezzo di soli dodici metri di lunghezza. La traversata sarebbe durata due giorni. Il battello avrebbe lasciato le spiagge della Libia l'11 aprile, assieme ad altri tre-quattro scafi che si sono dispersi dopo la prima fase della navigazione.

Ma su quel gommone la situazione si è fatta subito tesa, perché la prua ha cominciato a sgonfiarsi e imbarcare acqua. I soccorsi arrivano dopo ore, sono 95 in tutto i migranti tratti in salvo.

Alcuni dei superstiti forniscono una ricostruzione agghiacciante. Con la barca in difficoltà, per paura di morire, i cristiani - la minoranza dei passeggeri - iniziano a pregare. Quell’appello a un Dio che non è Allah scatena così la reazione dei musulmani che iniziano a gettare in mare gli infedeli.

Invece oggi emerge il racconto di una "drammatica lotta per la sopravvivenza".

A bordo del gommone – spiegano nelle deposizioni difensive – tutti erano ammassati, senza divisioni né per nazionalità, né per religione: se in quelle condizioni si fosse scatenata una rissa, di sicuro l'imbarcazione si sarebbe ribaltata.

Fonte: L'Espresso →

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