Come si calcolano i decessi collegati al coronavirus nei diversi Paesi Ue

Cosa c'è dietro ai tassi di mortalità così distanti tra loro? L'Italia conta tutti i positivi al Covid-19, ma altrettanto non avviene in altri Stati. Francia e Spagna non includono le vittime morte in casa, il Regno Unito fa test solo in ospedale

Foto di repertorio

Secondo i casi accertati di coronavirus in Italia, la letalità nel nostro Paese supera il 10%, mentre in altre nazioni in cui l'epidemia è stata violenta, come Iran e Spagna, si aggira intorno al 7%. Chiariamo subito che le percentuali reali di decessi rispetto al totale dei contagiati sono molto più basse, perché queste si riferiscono solo ai casi accertati con il tampone. In Corea del Sud e negli Stati Uniti, per il momento la percentuale ufficiale è inferiore all'1,5%. E in Germania addirittura inferiore all’1% di tutti i contagiati accertati. Come sono possibili tali differenze? 

Secondo quanto riporta EuropaToday, i fattori che possono influire nei gap di letalità del Covid-19 da uno Stato all’altro hanno a che fare con l’età media della popolazione, con la forza del sistema sanitario locale ma anche con metodi di conteggio delle morti o degli stessi contagiati totali, per niente facili da quantificare. 

Coronavirus, le differenze tra Italia e Spagna

Gli esperti di epidemiologia avvertono che non tutte le morti collegate al coronavirus sono state adeguatamente registrate. E questa è una critica rivolta a tutti i Paesi. In Francia, ad esempio, non sono stati contati i decessi avvenuti fuori dagli ospedali. Situazione simile anche in Spagna, dove, secondo El Pais, non sono state sottoposte a test né le persone morte in casa né i malati deceduti nelle case di riposo per anziani. L'Italia include nel registro delle vittime di coronavirus tutti i pazienti che sono risultati positivi e che sono deceduti. Il che avviene indipendentemente da altri fattori clinici, come deciso dall'Istituto superiore di sanità. E questo porta a tenere conto anche di persone che soffrivano già di gravi patologie, alle volte già in stadio avanzato.

Coronoavirus, il metodo inglese

Fino allo scoppio dell'epidemia di coronavirus, nel Regno Unito, quando un paziente moriva in ospedale per un'infezione respiratoria, la causa specifica del decesso non veniva mai registrata. Il referto medico indicava semplicemente broncopolmonite, polmonite, età avanzata o simili diciture. Solo a partire dal 5 marzo il Covid-19 è entrato nell'elenco delle notifiche obbligatorie. Il Regno Unito differisce da altri Paesi europei anche per il modo in cui vengono condotti i test, sottoposti ai soli pazienti ospedalieri per il momento. Per tale motivo le autorità sanitarie britanniche si sono sentite in dovere di avvertire che quando il numero di casi positivi era pari a circa 500 persone, le cifre reali potevano essere comprese tra i cinquemila e i  diecimila contagi. Il tasso di mortalità nel Regno Unito, che attualmente si attesta al 6%, sarebbe in realtà molto più basso se si contassero anche i contagi extra-ospedalieri, sottolineano gli esperti, che lo quantifica a meno dell'1 per cento.

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Coronavirus, il conteggio dei decessi in Germania

La Germania, con un tasso di letalità pari a 0,72%, è stata spesso criticata nelle ultime settimane per il suo modo di conteggiare le vittime del virus. Il Robert Koch Institute, che si occupa di tenere conto delle morti accertate, ha assicurato al quotidiano spagnolo El Pais che “tutti i decessi correlati alla malattia di Covid-19 sono registrati” sia con riferimento alle “persone decedute direttamente dalla malattia” sia “per i pazienti con malattie precedenti che rendono impossibile dimostrare chiaramente quale è stata, in definitiva, la causa della morte”. In caso di sospetti, aggiunge l'istituto, “possono essere svolti esami post-mortem”, ma non chiarisce quanti casi sospetti siano stati sottoposti all'autopsia.

Fonte: EuropaToday →

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