Coronavirus, il racconto di Simone: "Era come avere un sacchetto di plastica addosso"

La testimonianza di un 27enne a MilanoToday: "Mi sono svegliato con un freddo assurdo e la febbre alta. Facevo fatica a respirare"

Simone Vodola

"Mi sono svegliato con un freddo assurdo, avevo 39.2 di febbre. Mi mancava il respiro, era come se avessi avuto un sacchetto di plastica addosso. Una cosa bruttissima". È il racconto di Simone Vodola, milanese emigrato a Barcellona per lavoro e risultato positivo al covid-19 a metà marzo. Tutto è iniziato con una febbre improvvisa e una sensazione di affanno. Fino ad allora, racconta il giovane a MilanoToday (video in basso), "in Spagna era tutto tranquillo. Negozi aperti, bar aperti. Si parlava solo dell’Italia e della Cina. Io chiaramente continuavo a uscire". La malattia si è manifestata all’improvviso, con dei sintomi "preoccupanti", tanto che Simone ha deciso di andare subito in ospedale dove è stato messo in una stanza isolata e assistito con l’ossigeno. "Non riuscivo neanche a parlare", dice il giovane. 

Coronavirus, il racconto di un 27enne in quarantena a Barcellona

Il 27enne è ora in quarantena e le sue condizioni sono nettamente migliorate. Attende il secondo tampone in isolamento nel suo appartamento di Barcellona, che condivide con due ragazzi. "Ne devo fare ancora due. Se entrambi i tamponi saranno negativi allora sarò ufficialmente guarito dal coronavirus. La cosa peggiore è stato non riuscire a respirare. Tuttora ci sono momenti in cui manca l'aria e bisogna uscire sul balcone per 5 minuti. Una specie di scompenso d'aria. Ho 27 anni, non fumo e faccio sport. E poi non sento né gli odori né i sapori. Ho fatto la prova mangiando cioccolato e formaggio, ed hanno lo stesso sapore. Lo stesso è per i liquidi, sembrano tutti acqua".

"Sono stato fortunato, ora negli ospedali spagnoli non c'è più posto"

Simone parla poi della situazione in Spagna, dove i contagiati sono ormai quasi 90mila e nelle strutture sanitarie la situazione diventa sempre più critica. "Qui sembra di essere come da noi, ma una settimana indietro. Io sono stato fortunato ad andare in ospedale quando ancora l'epidemia era alla sua prima settimana, ma ora non c'è davvero più posto da nessuna parte e nelle corsie si parla di una situazione disperata. Persino i miei tamponi sono stati rinviati perché non c'è abbastanza personale nei laboratori, anche se sarei comunque restato qui. Da positivo lo faccio per amore dei miei genitori".

Coronavirus, il racconto di Simone: "Mi sono svegliato con la febbre, avevo l'affanno" | Video

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Fonte: MilanoToday →

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