Coronavirus, tempi lunghi per il vaccino: "Ci vorranno almeno 18 mesi"

Ad annunciare le tempistiche necessarie per una cura al nuovo coronavirus è stato il direttore dell'Oms: ''Nel frattempo abbiamo urgente bisogno di terapie per curare i pazienti''

Foto di repertorio

Mentre l'epidemia del nuovo coronavirus sta mettendo in ginocchio il mondo intero, sembra difficile vedere la luce fuori dal tunnel, almeno fino a quando non ci sarà un vaccino. Ma quanto dovremo aspettare per avere una cura? A dare una risposta è Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della sanità: "Per un vaccino ci vorranno almeno 18 mesi. Nel frattempo, riconosciamo l'urgente bisogno di terapie per curare i pazienti e salvare vite". 

Durante la conferenza stampa tenutasi a Ginevra, Ghebreyesus ha anche rivolto un appello a tutti gli Stati: "Chiediamo alle persone e ai Paesi di astenersi dall'utilizzare terapie che non hanno dimostrato di essere efficaci nel trattamento di Covid-19. La storia della medicina è disseminata di esempi di farmaci che hanno funzionato su carta o in provetta, ma non hanno funzionato nell'uomo o erano dannosi".

 "Ora ci sono più di mezzo milione di casi confermati di Covid-19 nel mondo e oltre 20.000 decessi - conclude -. Sono numeri tragici, ma ricordiamo anche che ci sono centinaia di migliaia di sopravvissuti".

Coronavirus, l'Oms: ''La maggior parte dei contagi avviene dai sintomatici''

"Sappiamo che la maggioranza dei contagi avviene da persone sintomatiche, incluse quelle che si trovano nelle primissime fasi dell'infezione" ha sottolineato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell'unità malattie emergenti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). "La trasmissione, lo ribadisco, avviene attraverso goccioline di saliva e non attraverso l'aria ed è per questo che si chiede il distanziamento fra le persone".

"Penso che dobbiamo stare molto attenti alle parole che usiamo in questo momento", ha aggiunto. "La parola 'asintomatico' spesso non è appropriata, perché la maggior parte degli asintomatici è stata identificata in quanto era un contatto di persona positiva ed è già dunque sotto sorveglianza sanitaria, e altrettanto spesso si tratta di persone 'pre-sintomatiche', perché la maggioranza sviluppa poi i sintomi". 

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"Molti si chiedono quando sia meglio allentare le misure di distanziamento sociale - ha aggiunto Mike Ryan, a capo del Programma di emergenze sanitarie dell'Oms - molti Paesi stanno agendo cercando disperatamente di evitare il riemergere dell'infezione. Ogni Paese è in una differente posizione, la vera sfida è sapersi concentrare sulla situazione nazionale e capire dove si trova il virus: se si sa dove si trova il virus si può spezzare la catena di contagi. Per questo è importante mettere in pratica tutte le misure in differenti aree dei Paesi, anche in differenti momenti".

Fonte: Oms →

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