Tetraplegica a 13 anni, per lei in Italia non ci sono terapie. La Cassazione: “Sì alle cure negli Usa”

La storia raccontata dal Corriere della Sera. Per la piccola Matilde (e per tutti i malati) si tratta di una decisione importantissima

Grazie a un’ordinanza della Corte di Cassazione-Sezione Lavoro, la 13enne Matilde potrà tornare in Florida per continuare a sottoporsi a cure alternative in un centro americano e in questo sarà sostenuta nelle spese dallo Stato italiano.

Una battaglia, quella iniziata dai genitori di Matilde, Michele e Monica, nel lontano 2006 e che oggi, come dice il loro avvocato, con la decisione della Cassazione si è arrivati a una “vittoria per tutti i malati”.

Matilde, racconta il Corriere è nata tetraplegica all’ospedale di Poggibonsi. La legge italiana permette ai malati bisognosi di cure alternative di ricevere terapia fuori dal nostro Paese solo se non esistono da noi alternative efficaci e se i tempi di attesa non sono compatibili con l’urgenza del caso. Matilde rientra in questa specificità, visto che per lei alternative non ce n’erano: negli Usa la medicina iperbarica è personalizzata, graduata in base alla patologia e di qualità superiore.

Nel 2010, “su autorizzazione e col rimborso della Usl 7 Siena che dopo è tornata sui suoi passi probabilmente perché nel frattempo la situazione economica dell’azienda era peggiorata”, la bambina si è sottoposta a un primo trattamento negli Usa, vedendosi però negato il rimborso perché “andavano benissimo le cure nei centri italiani” anche se “nella delibera iniziale la superiorità dell’assistenza specialistica all’estero era stata riconosciuta” e i medici dell’ospedale Meyer di Firenze avevano certificato i suoi progressi. La famiglia di Matilde si è fatta carico anche di un secondo viaggio negli Stati Uniti (70-100mila euro escluso volo e soggiorno) e ora “dovranno essere rimborsati”.

“Per la prima volta la Cassazione è stata chiamata a esprimersi sul tema dei viaggi della speranza, le trasferte in località estere cui sono obbligati gli italiani che non possono ottenere assistenza con tempestività o in forma adeguata alle condizioni di salute. È la vittoria di tutti i malati. Purtroppo ancora una volta la giustizia non ha risposto in tempi umani. Ecco perché spesso i cittadini desistono e non solo quando c’è di mezzo la salute”, ha detto l’avvocato Mario Cicchetti.

Fonte: Corriere della Sera →

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