In Arabia Saudita basta un post su Facebook per finire in carcere

I sette uomini erano stati arrestati a settembre dell'anno scorso. Ora dovranno scontare pene che vanno dai cinque ai 10 anni di carcere

In Arabia Saudita un tribunale ha condannato al carcere sette persone. La loro colpa? Aver criticato il governo e aver chiesto ai propri contatti Facebook di scendere in piazza per manifestare contro il governo.

I sette uomini erano stati arrestati a settembre dell'anno scorso. Ora dovranno scontare pene che vanno dai cinque ai 10 anni di carcere. Numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno seguito a lungo il caso criticando le autorità saudite. La condanna più pesante è stata inflitta all’attivista che nei suoi post aveva illustrato le tecniche migliori per protestare. Quello che deve essere sottolineato è che in nessuno dei post publicati dagli attivisti su Facebook si incitava alla violenza. Si chiedeva ai concittafini solo di scendere in piazza per esprimere in maniera pacifica il proprio dissenso.

I social network sono l'unico nuovo sbocco per le frustrazioni dei sauditi. E il governo sembra incapace di controllarli. Su Twitter, su Facebook, su YouTube, i sauditi stanno parlando apertamente di quel che pensano davvero, in un modo che era impensabile fino a pochi anni fa.

E SE LA PRIMAVERA ARABA ARRIVASSE A RIYADH?

L’Arabia Saudita sembra essere immune dai tormenti della primavera araba, nonostante gli standard di democrazia molto discutibili. La pace nel paese si basa soprattutto sull’enorme ricchezza derivata dalle risorse di idrocarburi. In quanto più grande produttore ed esportatore mondiale di petrolio, l'Arabia Saudita è ricchissima, ma non riesce a fornire abbastanza posti di lavoro per i suoi cittadini. I suoi governanti si trovano a dover percorrere una corda tesa tra, da un lato, le forze del progresso e della modernità che vorrebbe vedere questo paese sempre più integrato con il resto del mondo e, dall'altro, i conservatori religiosi che sono profondamente sospettosi di fronte a ogni novità.

Nonostante le critiche che i sauditi fanno al loro governo - la corruzione e lo spreco sono le più diffuse - la maggior parte dei cittadini sente un affetto straordinario per il re. Uno dei pochi superstiti figli del fondatore del paese, Ibn Saud, re Abdullah è il capo della tribù più potente del paese. Se gli Al-Saud dovessero essere rovesciati, i cittadini temono il caos che potrebbe seguirne. Quando guardano al di là dei loro confini, a ciò che sta accadendo in Siria, semplicemente rabbrividiscono.



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