Coronavirus, sfogo durissimo dell'ex primario: "I giovani che fanno l'aperitivo in piazza sono assassini"

Antonio Sechi, ex primario del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dice al Corsera: "Direi loro di farsi un esame di coscienza"

Controlli della polizia sui Navigli e Darsena, Milano, 21 maggio 2020. ANSA/MATTEO CORNER

La tanto vituperata "movida" fa discutere, anche oggi. Ancora parole durissime. I giovani che fanno l’aperitivo in piazza "sono degli assassini". A pronunciarle nel corso di un'intervista al Corriere della Sera è Antonio Sechi, ex primario del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Termini che faranno discutere. "Queste immagini mi innervosiscono. Uno attaccato all’altro, quasi quasi bevono dallo stesso bicchiere. Non solo a Torino, abbiamo visto tutti le immagini di qualche settimana fa dei Navigli, a Milano. Comportarsi così vuol dire andarsela a cercare. Non si rendono conto del rischio".

Gli assembramenti dentro ma soprattutto davanti ai locali, le strade e le piazze affollate dopo la riapertura di bar e locali, non vanno proprio giù a Sechi: "Direi loro di farsi un esame di coscienza. Di pensare come si stanno comportando e come si sono comportati prima del lockdown, se hanno osservato le regole o no, specie se ci sono stati casi di contagi o decessi da covid in famiglia. Magari qualcosa da rimproverarsi lo hanno".

Se un giovane si contagia "magari non succede nulla, ma può mettere in pericolo il papà, la mamma, i nonni. Una settimana fa è morto di Covid un amico, classe 1964, con moglie e due figli piccoli. È finito in rianimazione e non ce l’ha fatta, allucinante".

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Ma lei che cosa consiglia quando dobbiamo uscire?
«Bisogna indossare la mascherina. Se tutti lo fanno, il rischio di ammalarsi è quasi dello zero per cento. E poi mantenere le distanze e lavarsi spesso le mani».

Fonte: Corriere della Sera →

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