Samir, foreign fighter italiano arruolato dall'Isis: "Sono stato un terrorista, ora è finita"

È il primo miliziano dell'Isis con passaporto italiano a parlare, in una lunga intervista rilasciata a La Stampa: è stato catturato dai curdi

Foto: (Ansa) repertorio

Il suo nome è Samir, è uno dei 130 foreign fighter italiani arruolati dallo Stato Islamico ed è stato nel nostro Paese sino al 2010, dove ha frequentato l'Istituto tecnico industriale. È il primo miliziano dell'Isis con passaporto italiano a parlare, in una lunga intervista rilasciata a La Stampa da una località del governatorato di Raqqa. Si dice "pentito" di essere arrivato in Siria e "pronto a tornare". E' stato catturato dai curdi.

Samir, foreign fighter italiano arruolato dall'Isis

Con l'inviato Francesco Semprini si lascia andare ai ricordi della vita italiana, che ora gli sembra lontanissima: "Ricordo i miei amici della squadra di calcio con cui giocavo da centrocampista, il Gs Martelli. Sono ancora legato all'Italia, ci penso sempre, penso se e quando ritornerò a viverci. Mi ricordo di Piadena, in provincia di Cremona, dove ho vissuto più o meno dieci anni. Ho ancora parenti e amici in Italia. Loro non sanno nulla di me, solo i miei genitori sanno".

Come è diventato un terrorista (lui stesso si definisce così)? La radicalizzazione inizia dalla "Germania, dal 2010. Avevo 16 anni, ho iniziato a frequentare un po' di moschee poi è iniziata la guerra in Siria e attraverso internet sentivo i discorsi degli sceicchi. Ho iniziato a pensare che dovevamo aiutare questa gente, era un dovere di buon musulmano. Avevo 19 anni quando è iniziata la radicalizzazione, via internet soprattutto, ho iniziato a sentirmi coinvolto. Nel 2013 ho visto tanti partire così mi sono deciso, i miei genitori non sapevano nulla. Sono partito con mia moglie: è tedesca di origine turca".

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"Sono stato un terrorista, ora è finita"

A Raqqa, l'ex "capitale" dell'autoproclamato Stato islamico. ha aspettato che gli fosse assegnato un ruolo. "A Deir Ezzor facevo parte di un'unità di polizia, facevo pattugliamenti soprattutto la notte". Ha negato di aver mai combattuto: "Io ho paura dei bombardamenti...". "Vivevamo in una casa fornita dall'Isis che dava anche uno stipendio, circa 150 dollari, io andavo al lavoro e mia moglie stava a casa. Sui maxischermi nelle piazze venivano trasmessi i filmati degli attentati in Europa, Parigi e Bruxelles, così come le esecuzioni, facevano vedere tutto. Io dal vivo ho visto solo tagliare la mano a una persona che aveva rubato".

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E' stato catturato dai curdi, senza combattere: "Un trafficante lavorava con le forze curde e mi ha consegnato".

 "Penso di essere stato un terrorista, non così grande, però adesso è finita. Sono uscito, sono ancora vivo, spero che un giorno potrò vivere con mia moglie e i miei figli, tornare a una vita normale. Spero in Italia, lì sono cresciuto".

Fonte: La Stampa →

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