Operaio si ammala di Parkinson, l'azienda lo licenzia: "Nessun rispetto per la mia storia"

"Questa è un’azienda, non un istituto di carità", fanno sapere dalla Tekonservice, ditta che che si occupa della raccolta rifiuti nel canavese. Franco Minutiello non si rassegna: "Non hanno avuto alcun rispetto della mia vicenda e della mia persona", dice a La Stampa

Franco Minutiello in una foto de La Stampa

Un operaio di una ditta che si occupa della raccolta rifiuti nel canavese è stato licenziato perché malato di Parkinson, scrive La Stampa. E' la storia di Franco Minutiello, sessantenne di Courngé, licenziato in tronco dopo dieci anni di lavoro dalla Teckonservice.

"Non hanno avuto alcun rispetto della mia vicenda e della mia persona", dice Minutiello al quotidiano torinese, annunciando l'intenzione di impugnare il licenziamento e portare la causa davanti al giudice del lavoro. "Stiamo studiando il caso - spiega il suo avvocato, Silvia Ingegneri - ma c’è da dire che Minutiello è stato particolarmente sfortunato". Ancora due anni e poco più e Minutiello avrebbe potuto accedere allo scivolo della pensione anticipata. 

L'incubo è iniziato tre anni fa, con i primi sintomi della malattia e poi la diagnosi dei medici, a cui è seguito una lunga trafila tra ospedali, ambulatori e studi medici. "Mi sono dovuto assentare parecchio per le cure, non stavo bene e non potevo più svolgere la mia attività di netturbino come volevo e come pretendeva l’azienda da me", ricorda Minutiello. Il 17 febbraio scorso l'azienda lo dichiara "inidoneo", nonostante lui stesso avesse chiesto di poter accedere alla legge 104 (con una parte dello stipendio versato direttamente dall’Inps) e al part time "per non gravare troppo sul mio datore di lavoro". 

Diversi sono stati i tentativi di conciliazione, ma Minutiello non è mai potuto essere presente agli incontri per motivi di salute. Poi il telegramma di licenziamento. "Conosciamo bene la situazione di questo signore e ci dispiace molto per la sua malattia. Ma questa è un’azienda, non un istituto di carità", dice Alberto Garbarini, responsabile della Tekonservice. "Per noi lavorano già quasi trenta persone inabili. Per un dipendente malato in più non c’erano altre mansioni idonee da svolgere".

Fonte: La Stampa →

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