Hong Kong, violenze e centinaia di arresti: la crisi del modello "un paese, due sistemi"

Domenica ad Hong Kong stata vissuta la giornata più violenta da quando sono iniziate le manifestazioni antigovernative cinque mesi fa. Ora sono centinaia gli studenti che sono finiti in arresto. La crisi spiegata in cinque richieste

Sono almeno seicento gli studenti arrestati durante l'occupazione del Politecnico di Hong Kong (FOTO ANSA)

L'attenzione ad Hong Kong continua a focalizzarsi sull'Università Politecnica della città dove un centinaio di manifestanti pro-democrazia rimane rinchiuso all'interno del campus occupato da una settimana. La struttura è stata posta sotto assedio da parte della polizia ormai da tre giorni mentre la maggior parte dei manifestanti sono stati fatti uscire accompagnati da alcuni mediatori: i minorenni sono stati lasciati andar via, ma molti altri sono stati arrestati sul posto. Il delegato di Pechino ad Hong Kong Carrie Lam ha parlato di oltre 600 arresti.

Domenica ad Hong Kong stata vissuta la giornata più violenta da quando sono iniziate le manifestazioni antigovernative cinque mesi fa: i manifestanti hanno combattuto i tentativi di polizia di entrare nel campus usando una varietà di armi improvvisate, tra cui napalm, archi e frecce fatti in casa.

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Le proteste di Hong Kong sono iniziate a giugno contro una legge che avrebbe consentito l'estradizione in Cina dei dissidenti. Se infatti fino al 1997 Hong Kong era governata dalla Gran Bretagna come una colonia, il passaggio dell'isola alla Cina è stato amministrato secondo un accordo "un paese, due sistemi" che consente alla municipalità di Hong Kong una maggiore autonomia rispetto alla terraferma e ai suoi cittadini più diritti.

Il disegno di legge sulla estradizione è stato ritirato a settembre, ma le manifestazioni continuano e ora richiedono piena democrazia e un'inchiesta sulle azioni della polizia. Gli scontri tra polizia e attivisti sono diventati sempre più violenti, con la polizia che ha sparato proiettili e manifestanti che hanno attaccato ufficiali e lanciato bombe incendiarie. La tensione ha raggiunto il culmine quando i manifestanti hanno lanciato uno "sciopero generale" in risposta alla morte di uno studente della Hong Kong University of Science and Technology.

proteste ad hong kong-2

Ora mentre l'università rimane sigillata dalla polizia, prevale un senso di sconfitta tra gli occupanti. In tutto il campus ci sono scene di distruzione mentre le autorità locali hanno annunciato l'arresto di 600 manifestanti. Su tutto aleggia la possibilità di un intervento militare. I soldati del People's Liberation Army sono stati visti aiutare i residenti locali a ripulire le strade circostanti. Ma è bastata la presenza delle truppe - anche se disarmate - a far aumentare ancora la tensione.

Hong Kong, cosa vogliono i manifestanti?

Il presidente cinese Xi Jinping ha messo in guardia contro il separatismo, affermando che qualsiasi tentativo di dividere la Cina finirebbe con "corpi fracassati e ossa macinate in polvere". Alcuni manifestanti hanno adottato il motto: "Cinque richieste, non una in meno!" ma spicca ora il tema delle dimissioni di Carrie Lam, amministratore delegato di Hong Kong e per i manifestanti un "burattino di Pechino". Nei fatti il ruolo è ufficialmente nominato dal governo cinese centrale e solo per una minima parta dal elettorato di Hong Kong. Inoltre se Hong Kong gestisce autonomamente la maggior parte dei suoi affari, Pechino è responsabile della difesa e degli affari esteri.

Uno status quo che molti analisti vedono in mutazione e sempre più soggiogato all'autorità di Pechino. Ad oggi le libertà sancite dalla Legge fondamentale scadono nel 2047 e non è chiaro quale sarà lo status di Hong Kong in futuro.

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Fonte: Bbc →

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