Diga di Mosul, italiani al lavoro a 20 chilometri dall'Isis: "Sono vicinissimi"

I tecnici della Trevi sono al lavoro, protetti dai militari, per evitare "un cedimento catastrofico" della diga di Mosul, la più grande dell'Iraq, le cui acque potrebbero travolgere oltre un milione di persone: il reportage dell'inviato del quotidiano torinese "La Stampa"

La diga di Mosul

Francesco Grignetti, inviato del quotidiano la Stampa, racconta degli italiani (bersaglieri e operai) che lavorano ogni giorno sulla diga di Mosul, in Iraq, a 20 chilometri di distanza dai territori in cui l'esercito dei peshmerga combatte contro l'Isis: "Sono qui dietro, vicinissimi" raccontano gli italiani.

I tecnici della Trevi sono al lavoro, protetti dai militari, per evitare  "un cedimento catastrofico" della diga di Mosul, la più grande dell'Iraq, le cui acque potrebbero travolgere oltre un milione di persone.

La diga è considerata da tempo la più pericolosa al mondo, addirittura una vera e propria potenziale "arma di distruzione di massa". È sul fiume Tigri, lo sbarramento è lungo 3,2 chilometri per un'altezza di 131 metri. In seguito a un cedimento l'onda potrebbe raggiungere persino la capitale Baghdad, a 350 chilometri di distanza.

E' già sorto da settimane, messo in piedi a tempo di record, un campo dove tecnici della ditta Trevi e bersaglieri lavorano gomito a gomito 

I miliziani dell’Isis e i peshmerga si fronteggiano lungo un fronte che ricorda la Prima guerra mondiale. Trincee, posti di osservazione, nidi di mitragliatrice, artiglieria. Il pericolo è dietro l’angolo. Ma riparare la diga si deve.

Si sa da sempre che la diga è pericolosa, molto pericolosa.

Nacque male, nel 1982, quando Saddam volle qui a tutti i costi un enorme bacino da 11 miliardi di litri, punto più profondo di 330 metri e strati geologici debolissimi. In profondità vi sono strati di gesso che s’impregnano di acqua e che vengono svuotati ininterrottamente fin dal giorno dell’inaugurazione. Non solo: da sempre i tecnici iracheni sanno che lo strato di gesso va tenuto sotto controllo e vanno fatte iniezioni di cemento.

Fonte: La Stampa →

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