"Legalizzare la prostituzione porterebbe benefici fiscali e di ordine pubblico"

In Italia ciclicamente si discute, senza mai approfondire però l'argomento, dell'abrogazione della legge Merlin. Ma cosa succede nel resto d'Europa?

All'estero, a pochi chilometri a volte dai confini italiani, sono sempre più numerosi i bordelli frequentati soprattutto da nostri connazionali.

In Italia ciclicamente si discute, senza mai approfondire però l'argomento, dell'abrogazione della legge Merlin. Secondo alcune organizzazioni la legalizzazione della prostituzione provoca "benefici fiscali e di ordine pubblico. Ma non si risolve il problema della criminalità. E resta il dramma della tratta delle schiave". Il Fatto Quotidiano dedica un'inchiesta all'argomento.

I numeri di questo mercato sommerso sono impressionanti: 70.000 prostitute, 9 milioni di clienti, un giro d’affari di 5 miliardi di euro.

Alcuni tra i più grandi bordelli europei sono costruiti strategicamente a pochi passi dal confine italiano, è così in Svizzera dove nel piccolo Canton Ticino operano circa 400 prostitute in una decina di strutture autorizzate. La più grande sexy spa d’Europa sta aprendo in questi giorni a dieci minuti d’auto da Tarvisio, in Carinzia (dove operano già 40 strutture a luci rosse). Nel nuovo centro benessere austriaco, che ha richiesto un investimento da 7 milioni di euro, lavoreranno fino a 140 prostitute.

In Italia invece il fenomeno sfugge a qualunque controllo sanitario e fiscale. Miliardi di euro che vanno dritti nelle tasche dei gruppi criminali.

Ogni anno il nostro paese rinuncia al potenziale gettito fiscale che potrebbe derivare dalla regolamentazione di questo settore e, in tempi in cui si parla di rincaro delle aliquote iva e introduzione di nuove tasse, sono in molti a spingere per l’abrogazione della legge Merlin.

Il senatore della Lega Nord Massimo Bitonci dice: "Inutile nascondersi dietro falsi moralismi. La prostituzione esiste da sempre e il 75% degli italiani è favorevole alla riapertura delle case chiuse, anche per fermare violenza e sfruttamento. Far emergere questo giro d’affari significa per lo Stato e gli enti locali incassare abbastanza risorse per evitare aumenti di tasse e forse anche per abbassare una serie di imposte".

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In Europa al momento convivono modelli opposti. Il modello proibizionista in Svezia e Norvegia sembra dare i maggiori risultati: la prostituzione è vietata sempre sia al chiuso che all’aperto. Vengono perseguiti i clienti in quanto la prostituzione viene sempre considerata una forma di violenza nei confronti della donna, anche quando questa sia consenziente. In Italia e Francia invece vige una sorta di "neo abolizionismo": si colpisce la prostituzione al chiuso, mentre si tollera quella all’aperto.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano →

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