Alberto Stasi scrive dal carcere: "Io, vittima come Enzo Tortora"

In cella a Bollate dal dodici dicembre scorso, Stasi dovrà scontare sedici anni di pena. "I giudici volevano un colpevole", scrive in una lettera inviata al Quotidiano Nazionale

"Io come Enzo Tortora, sono vittima di un processo mediatico". Alberto Stasi scrive una lettera-memoriale dal carcere di Bollate, dove ha iniziato a scontare la pena definitiva di sedici anni per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.

Sei facciate di fogli protocollo, scritte in stampatello, e inviate al Quotidiano Nazionale lo scorso 14 dicembre. Il commercialista, 32 anni, non si definisce un carcerato ma un "prigioniero":

Mi sembra che in casi come il mio si voglia a tutti i costi consegnare un colpevole all'opinione pubblica, senza però preoccuparsi se colui che viene indicato come tale sia effettivamente il colpevole e non una vittima di errate decisioni e aspettative.

La sentenza, secondo Stasi, era già stata scritta dai giornali e dai media, che avrebbero così condizionato le decisioni dei giudici. E poi il paragone che farà discutere: "In situazioni come queste, le persone vengono esibite come trofei alzati al cielo dopo una vittoria. È sempre stato così e sempre sarà, da Sacco e Vanzetti a Tortora".