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Lettera dal carcere di Massimo Bossetti ai genitori di Yara Gambirasio

La missiva sarà consegnata ai genitori di Yara Gambirasio alla fine del dibattimento in corso alla Corte d'Assise di Bergamo. La lettera sarebbe contenuta in una busta chiusa e nemmeno il legale sarebbe a conoscenza del contenuto, scrive l'Eco di Bergamo

Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha scritto una lettera dal carcere ai genitori della quindicenne di Brembate di Sopra uccisa nel 2010. La lettera è custodita da uno degli avvocati della difesa, Claudio Salvagni, che ha confermato la circostanza e ha spiegato che la missiva sarà consegnata ai genitori di Yara Gambirasio alla fine del dibattimento in corso alla Corte d'Assise di Bergamo.

La lettera sarebbe contenuta in una busta chiusa e nemmeno il legale sarebbe a conoscenza del contenuto, scrive l'Eco di Bergamo.

Il processo è ormai entrato nella fase cruciale. Sarebbero almeno 7, secondo la difesa di Massimo Bossetti i furgoni Iveco Daily "molto simili" a quello in possesso dello stesso Bossetti, che non figurano nell'elenco degli autocarri prodotto dalla motorizzazione e fornito agli inquirenti. La ricerca che ha portato all'individuazione, tra oltre oltre quattromila furgoni dello stesso modello, di 5 mezzi compatibili con quello di Bossetti, sarebbe dunque stata "vana a tutti gli effetti", secondo il consulente della difesa Ezio Denti, chiamato a testimoniare davanti alla Corte d'Assise di Bergamo.

"Non possiamo associare nulla a Massimo Bossetti", ha sostenuto Denti, che ha effettuato una ricerca personale di furgoni simili e per almeno 7 di loro, tutti della provincia di Bergamo, ha riscontrato forti similitudini che ha cercato di dimostrare mostrando in aula foto comparate di ciascun mezzo con quello di Bossetti.

Denti ha quindi cercato di smontare la testimonianza di Federico Fenili, l'uomo che ha dichiarato di aver visto un furgone svoltare a forte velocità in una via in prossimità della palestra da cui è scomparsa Yara, in un orario compatibile con la sparizione della tredicenne. Su quella strada, ha argomentato il consulente, ci sono due "dossi di grande importanza" ed è "impossibile" viaggiare a forte velocità. E per dimostrare questa tesi, Denti ha fatto proiettare in aula un video girato alle stesse condizioni su un furgone analogo. Per il consulente, inoltre, la distanza da cui Fenili ha osservato la scena, valutata in 71 metri, non avrebbe consentito di valutare l'effettiva velocità del mezzo giudicata eccessiva e perfino pericolosa.
 



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