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Elena Ceste, le lettere di Buoninconti alla figlia: "Non fare come mamma"

L'uomo condannato per l'omicidio scrive ai figli. Gli avvocati intanto provano convincere i giudici a non togliergli la potestà genitoriale o quantomeno a permettergli di incontrare i bambini in carcere

E' in carcere, condannato per l'omicidio della moglie Elena Ceste. Michele Buoninconti tutti i giorni scrive ai suoi quattro figli. Lo racconta oggi la Stampa. Buoninconti scrive tutto su un quaderno che è stato analizzato nella perizia di Laura Volpini e di Massimo Picozzi, che ha l'obiettivo di convincere i giudici del Tribunale dei minori di Torino a non togliergli la potestà genitoriale o quantomeno a permettergli di incontrare i figli in carcere. 

Ai figli scrive delle sue preoccupazioni per la scuola, le amicizie, Facebook, i primi amori della più grande. Ricorda quanto fosse secondo lui felice la famiglia prima del 24 gennaio 2014, quando Elena Ceste sparì. Il 24 marzo scorso scrive, per condizionare le testimonianze dei figli: "G. tu hai un ruolo importante per il mio ritorno a casa, ti dovresti ricordare quel pomeriggio del 23 gennaio quando dal balcone sei venuto a chiamarmi insistentemente...", "A. anche tu potresti contribuire a ricordarti che mamma piangeva mentre tu le eri vicino, sino a quando sono arrivato io e l'ho tranquillizzata al punto di farla ridere…". 

«Speriamo che potremo continuare ad essere una famiglia, con le sue ferite, ma una famiglia vera….». Ferite? La mamma, Elena Ceste, fu uccisa in modo atroce e il corpo ritrovato in un canale. Molti mesi dopo.  

Buoninconti si arrabbia quando scopre che sua figlia ha un profilo personale su Facebook: "Ho saputo che hai Facebook, spero che non sia vero. Perché chi c'è a controllarti? Ma io a te ti voglio controllare, primo per non commettere lo stesso errore con mamma e secondo perché sei troppo giovane e ingenua, ti farai fregare senz'altro". 



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Commenti (1)

  • povera a lui

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