Manifesto per guarire dall'omosessualità nello studio del medico: "Cose da medioevo"

Polemiche a Savona. Il medico di famiglia rivendica la sua scelta: "Omosessuali si diventa per dinamiche familiari". Il senatore Pd Lo Giudice: "Infanga la professione"

Un medico di famiglia nel suo studio di Savona ha affisso un grande poster con la scritta: "Luca era gay. Ma grazie a un percorso di conversione, su base religiosa e psicologica, si è riappropriato della sua mascolinità ed eterosessualità". Il presidente di Arcigay della città ligure non ci sta: "Aberrante che un dottore faccia propaganda a queste realtà".

Fabio Vaccaro, il medico di famiglia, rivendica la sua scelta. “Omosessuali si diventa per dinamiche familiari ed è giusto aiutare queste persone a diventare uomo e donna”, dice al quotidiano Secolo XIX: “così come affiggo depliant per la cura dell’Alzheimer e del diabete, lo faccio anche per le terapie dedicate a chi soffre di disagio legato all’identità sessuale. La crisi della famiglia è il trampolino di lancio per l’omosessualità - aggiunge - e il gay è destinato a una insoddisfazione con disagi psichici che vanno curati perché creano dolore".

"La notizia che viene da Savona ci riporta dritti al medioevo. Un medico che promuova le cosiddette 'terapie riparative' per 'guarire' gay e lesbiche infanga la professione che esercita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie già nel 1990 e un medico che sostenga il contrario è un venditore di fumo: spingere dei  ragazzi a crudeli trattamenti fondati sulla negazione di sé e sulla disistima è da espulsione dall’Ordine dei medici": è il commento alla vicenda del senatore PD Sergio Lo Giudice.

Ora il consiglio dell’Ordine dei medici, che dovrà valutare il caso, potrebbe decidere di muoversi nei confronti di Vaccaro, per il quale tutto il bailamme intorno alla vicenda è "inspiegabile":

"L’omosessualità era inserita tra le patologie dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità; poi, anche a fronte dell’attività delle lobby gay, rappresentate da personaggi dello spettacolo e del mondo della moda di potere, è stata depennata".

Fonte: Il Secolo XIX →

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