L’infermiera che ha salvato il neonato abbandonato: “Ti terrei con me ma so che non sarà possibile”

“L’iter per le adozioni è lungo e complicato e c’è qualcuno che ti sta aspettando da molto più tempo di me”, dice in una lettera al Corriere del Veneto Giorgia Cavallaro, l’infermiera che faceva parte del team del 118 intervenuto per salvare il piccolo

Giorgia Cavallaro è l’infermiera che faceva parte del team dell’ambulanza che mercoledì scorso ha soccorso il neonato abbandonato nel cimitero di Rosolina. Il bimbo, a cui è stato messo il nome di Giorgio, era stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Adria in condizioni di ipotermia, dove i medici lo hanno salvato. Ora sta bene e si trova ancora ricoverato.

Giorgia ha scritto una lunga lettera al Corriere del Veneto, indirizzata proprio al piccolo Giorgio: “Spero che leggerai il racconto del tuo primo giorno di vita e del perché porti il mio nome”.

È la mattina del 24 aprile quando Giorgia, che lavora come infermiera al Pronto Soccorso della Casa di cura Madonna della Salute, di Porto Viro, riceve una telefonata: “C’è un bambino abbandonato, non si muove, è morto”.

Dopo appena sei minuti, Giorgia è lì con l’ambulanza, insieme alla dottoressa Anna Tarabini e all’autista Marco Marangon, mentre erano arrivati anche i carabinieri. Il bambino, ancora vivo, era chiuso dentro una sacca da tennis. I soccorritori lo hanno portato nell’ambulanza.

Seguendo le indicazioni della dottoressa, che per prima si è presa cura di te, ti ho tagliato il cordone ombelicale. Avevi i piedini e le manine gelate, abbiamo alzato il riscaldamento al massimo. Mentre Marco ripartiva ti ho preso in braccio e ti ho posato al mio petto coprendoti con il lenzuolino sterile, una coperta, la mia maglietta, con qualunque cosa potesse restituirti un po’ di calore. Il suono delle sirene ti ha dato uno scrollone, ti sei messo a piangere. È lì che hai aperto gli occhi, mi hai guardata, ti ho fatto una carezza e immediatamente hai cercato di succhiare il dito. Avevi tanta fame

Giorgia ammette: “In dodici anni di servizio, non avevo mai provato delle emozioni così intense”. In ospedale hanno scelto di chiamarlo come lei, che riceve aggiornamenti sulla sua salute dalle colleghe che lo hanno in cura.

In fondo, l’unica cosa che conta è che presto avrai una mamma e un papà che ti vorranno bene. Ho anche pensato che quella mamma vorrei essere io, che non ho figli. Purtroppo so che non sarà possibile: l’iter per le adozioni è lungo e complicato e c’è qualcuno che ti sta aspettando da molto più tempo di me. Lo dimostrano le chiamate che sto ricevendo: persone che vogliono accoglierti, altre che si offrono di acquistare abiti e latte in polvere.

Giorgia conclude la sua lettera augurando al bambino di essere felice e di crescere sano, conservando “la forza che hai dimostrato di fronte a quel cimitero che dovrebbe servire a contenere i morti e che invece ci ha restituito una vita”.

“Ma soprattutto, ti auguro di diventare un uomo con dei valori positivi, uno disposto a qualunque sacrificio per proteggere il proprio bambino”

Fonte: Corriere del Veneto →

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