"Padre Paolo Dall'Oglio è sicuramente morto per mano dell'Isis"

Il padre gesuita è scomparso dal 29 luglio 2013 da Raqqa dove avrebbe incontrato i capi dell'Isis appena insediati nella città che diventerà la capitale dello Stato Islamico. Un'inchiesta del Corriere della Sera getta una luce cupa sulle sue ultime ore

La gigantografia di padre Paolo Dall'Oglio esposta al Campidoglio, 29 luglio 2015 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Padre Paolo Dall'Oglio è scomparso dal 29 luglio 2013 quando il padre gesuita, missionario in Siria, si era recato nell'ufficio del governatorato di Raqqa per incontrare i capi dell'Isis appena insediati nella popolosa città che diventerà poi la capitale dello Stato Islamico. 

Questo è quello che si è saputo negli ultimi 5 anni e mezzo. Fino ad oggi quando l'inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi ha raccolto molte testimonianze che sentenziano come Paolo Dall'Oglio sia sicuramente stato ucciso dall'Isis subito dopo il suo rapimento

"E, se non c'è un video, dipende soltanto dal fatto che ancora lo Stato Islamico nel 2013 non era organizzato come oggi per la propaganda".

Padre Dall'Oglio sapeva della pericolosità di quell'incontro. "Se non esco dopo tre ore sappiate che sono stato rapito", aveva detto ai suoi contatti locali.

"Paolo capisce subito che per lui potrebbe mettersi molto male. Nell`ufficio sono violenti, lo minacciano. Gli dicono che è un kafir, un miscredente, la sua vita non vale il prezzo della pallottola pronta per lui", racconta Abdel Sattar Ramadan, maestro di musica 37enne, con cui il religioso allora era in stretto contatto via Facebook.

Stessa versione del giornalista Eyas Daes, che aveva accompagnato il gesuita attraverso le zone curde nel Nordest siriano, sino a Raqqa: "Per quello che sappiamo è sicuramente morto, probabilmente ucciso molto presto, nelle prime settimane, se non addirittura le prime ore del suo rapimento".

Un racconto ancora più dettagliato di come sarebbe andata, lo dà al Corsera il responsabile della Commissione per la ricostruzione di Raqqa, l'avvocato Abdullah al Arian. "Il gesuita era un personaggio molto noto da noi" e "il primo a raccontarmela una sera dell`estate 2015 è stato un mio vicino di casa, il 46enne Abu Sham Jarabulsi, che era un leader dell'Isis poi morto nei combattimenti di Meyidaine. Era professore di matematica, stavamo cenando assieme, mi disse che aveva visto il cadavere e non ho alcun motivo per non credergli. La stessa versione mi arrivò da Abu Ali al Sharei, giudice capo della corte islamica dell'Isis qui a Raqqa. Non ne fecero un video semplicemente per il fatto che l`Isis non era ancora organizzato".

Paolo potrebbe essere stato arrestato negli uffici del governatorato di Raqqa da due militanti: Samer al Muteiran, che ora potrebbe trovarsi nelle celle curde, e Adnan Subhi al Arsan, che potrebbe essere scappato in Svezia.

Per al Arian padre Dall'Oglio "fu picchiato duramente subito. Una versione parla di un prigioniero che lo avrebbe accoltellato nella loro cella poco dopo urlando che così lui sarebbe andato in paradiso per aver eliminato un miscredente. Un'altra riporta di un`esecuzione vera e propria a colpi d`arma da fuoco entro quel mese d'agosto".

Fonte: Corriere.it →

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