Quota 100, tra assegno light e divieto di cumulo: "Non a tutti conviene"

Potrebbero essere "solo" 300mila, di cui il 40% dipendenti pubblici, i lavoratori che sfrutteranno la "quota 100". Lo scrive oggi il Corriere della Sera

Il bacino di potenziali pensionati con quota 100 è ampio. Molto ampio. Ma in tanti potrebbero decidere di non sfruttare la possibilità. Il motivo è l'assegno più leggero e il divieto di cumulo: paletti che a molti risulterebbero sgraditi. Si attende il decreto, mancano ormai pochi giorni, per fare piena chiarezza.

Partiamo dai numeri: sono almeno 430mila i lavoratori che rientrano appieno nei requisiti per andare in pensione con "quota 100" perché hanno almeno 62 anni d’età e 32 di contributi. La scelta però sarà volontaria, e a causa di alcuni probabili paletti sarebbero in realtà solo poco più di 300mila, di cui il 40% dipendenti pubblici, i lavoratori che secondo alcuni calcoli sfrutteranno la "quota 100". Lo scrive oggi il Corriere della Sera. 

La bozza del decreto infatti prevede che l’assegno con "quota 100" non sia cumulabile con redditi da lavoro superiori a 5 mila euro l’anno fino al momento in cui il pensionato raggiunge l’età di vecchiaia (oggi 67 anni). Non conviene affatto quindi a tutti coloro che dopo essere andati in pensione fanno i consulenti, pratica comune in alcuni settori. E poi c'è la questione dell'assegno più leggero, anche se per un periodo più lungo: fino a quasi un terzo dell’importo che si sarebbe preso restando al lavoro e aspettando pazientemente la pensione di vecchiaia. Su questo punto è necessario spiegare bene come stanno le cose.

Reddito di cittadinanza e quota 100, ecco il decreto: chi ne ha diritto

Nel decreto di "quota 100" non sarebbe prevista alcuna penalizzazione diretta, ma la normale applicazione dei metodi di calcolo della pensione darà luogo a un assegno alleggerito. Uscendo prima si hanno meno anni di contributi e il coefficiente di calcolo applicato è più basso per le età più giovani.

Secondo i calcoli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, il taglio dell’assegno cresce «da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a valori oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni». Tagli che si riducono «attualizzando» la pensione con «quota 100», cioè tenendo conto del fatto che si percepirà per più tempo: si va così da una riduzione di appena lo 0,22% per chi anticipa di un anno a una di quasi il 9% per chi lascia il lavoro quest’anno anziché nel 2025.

Fonte: Corriere della Sera →

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