Tv pirata, che cosa rischiano (davvero) gli utenti del "pezzotto"

Caserta News lo ha domandato all'avvocato Gennaro Caracciolo

Che cosa rischiano davvero i clienti delle tv pirata? Pochi giorni fa c'è stato un vero e proprio attacco al cuore della pirateria televisiva online, una operazione nei confronti di una capillare rete illegale di diffusione via internet di immagini delle emittenti televisive a pagamento. E che come primo effetto ha provocato l’oscuramento di 700mila utenti di alcune piattaforme. Le Autorità italiane e di tutta Europa hanno oscurato la più importante piattaforma IPTV del continente

La tv pirata era di fatto entrata ormai in milioni di case, con un business da diversi milioni di euro l'anno. Ma oltre gli organizzatori che sono stati 'pizzicati', adesso tremano soprattutto i clienti, coloro cioè che, grazie al cosiddetto "pezzotto", riuscivano a guardare, a casa propria, tutti i canali a pagamento ad una cifra irrisoria, da 12 ai 15 euro al mese. 

Tv pirata e IPTV "pezzotto": che cosa rischiano gli utenti

Ma davvero come ipotizzato dagli inquirenti rischiano fino a 25mila euro di multa? Quali sono i reati che possono essere contestati a tutti gli attori di questa inchiesta? Caserta News lo ha domandato all'avvocato Gennaro Caracciolo dello Studio Forensis. Non è una novità che l’utilizzo delle IPTV per accedere ai contenuti delle pay tv pagando pochi euro al mese sia reato.

"Nell’azione di attivare il download di contenuti software coperti da copyright, si può incorrere non solo in diverse sanzioni economiche, ma anche in alcune fattispecie penali - spiega - Si pensi allo ‘streaming’ che, se tradotto in una condivisione diffusa di dati, può portare a violare la legge sul diritto d’autore, oppure all’utilizzo di Smart Card non originali per visionare piattaforme di contenuti a pagamento, che può anche tradursi in violazioni del codice penale". 

Tali azioni sostanzialmente portano ad integrare, a seconda dei casi specifici, alcuni reati principali. "In primis la diffusione abusiva di contenuti che può portare da una sanzione economica fino ad un massimo di 7 anni di carcere. Poi c'è la truffa, perché alcuni 'venditori' possono aver creato un artifizio per vendere il decoder e può essere contestato anche il falso.

"Ed in estrema ratio si rischia anche il favoreggiamento nel caso in cui gli inquirenti arrivino fino al cliente e quest'ultimo decida di non rilevare il nome del venditore"

Ultima osservazione: è evidente che quelli che rischiano di più sono coloro che si trovano online al momento di una eventuale operazione anti-pirateria degli inquirenti.

Come funziona il "pezzotto"

Le IPTV pirata rendono possibile la visione, attraverso internet, dei canali delle pay-tv normalmente trasmessi via satellite, attraverso la stipula di "abbonamenti" informali illeciti i quali, a fronte di costi irrisori per il cliente finale e dietro l´istallazione di un semplice dispositivo domestico (il cosiddetto "Pezzotto"), offrono la possibilità di accedere all´intero palinsesto, nazionale ed internazionale, delle piu' note emittenti satellitari a pagamento.

Per rendere possibile la trasmissione, organizzazioni criminali ben strutturate pongono in essere una complessa infrastruttura tecnologica, basata sull'acquisto di abbonamenti genuini (le "Sorgenti"), da cui, attraverso un intricato sistema di decoder/encoder, il segnale viene trasformato in segnale-dati, scambiabile via internet. A questo punto, attraverso il ricorso a servizi tecnologici disponibili in commercio sul web, il segnale informatico viene assemblato in pacchetti, ed offerto al pubblico attraverso un sistema di "rivenditori" che giunge fino al cliente finale.

Fonte: CasertaNews →

Potrebbe interessarti

Più letti della settimana

Torna su
Today è in caricamento