"Scappa, ti veniamo a prendere": così la polizia ha salvato una donna prigioniera del compagno

Le agenti dell'ufficio "Vittime vulnerabili" della divisione anticrimine della questura di Catania sono riuscite ad aiutare la donna a fuggire. L'uomo è stato denunciato per stalking e atti persecutori

Una donna è riuscita a liberarsi dal compagno violento e a fuggire. Ad aiutarla le agenti dell'ufficio Vittime Vulnerabili della divisione anticrimine della Questura di Catania, come racconta su Repubblica Alessandra Ziniti. 

Alice, una siciliana di 45 anni e due figlie di 23 e 24 anni avute da un precedente matrimonio, si è ritrovata letteralmente prigioniera durante i mesi del lockdown. Il nuovo compagno, per il quale si era trasferita da Caltanissetta a Catania, le impediva di uscire di casa, terrorizzandola e controllandola, ed era riuscito ad allontanarla dalla sua famiglia, che ne aveva perso le tracce una volta lasciata Caltanissetta.

Quando non è più riuscita a contattarla, la madre ha deciso di sporgere denuncia. Le agenti hanno provato a chiamare Alice al telefono, trovandolo però sempre spento. Il compagno le aveva installato un sistema di controllo che smistava le chiamate e i messaggi direttamente sul suo telefono; insospettito dal numero sconosciuto che continuava a chiamare, alla fine l'uomo ha costretto la donna a richiamare e quando si è accorto che dall'altra parte c'era la polizia ha chiuso la conversazione. Quel breve contatto però è bastato per localizzare l'indirizzo di casa.

La donna, ormai decisa a uscire da quell'inferno, ha approfittato dei pochi minuti in cui il compagno è andato in bagno per richiamare le agenti e chiedere aiuto. Le poliziotte l'hanno aiutata a scappare, guidandola fino a un un punto di incontro dove si sono fatte trovare per prelevarla.

"Abbiamo agito nel giro di poche ore dopo aver ricevuto la richiesta di aiuto della mamma di Alice — ha raccontato la vicequestore Stefania Marino — Ci ha spiegato che il compagno la teneva sostanzialmente prigioniera, prima le consentiva rare videochiamate sempre in sua presenza, poi più neanche quelle. Nessuna violenza fisica, ma il profilo dell’uomo, un pregiudicato già accusato di omicidio stradale, e la paura della madre che fosse successo qualcosa alla figlia, ci ha fatto scattare subito".

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La donna aveva trovato ospitalità in una casa protetta, ma ha voluto tornare nel suo paese, dalla sua famiglia, mentre il compagno è stato denunciato per stalking e atti persecutori.

Fonte: La Repubblica →

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