L'Aquila, con le carriole ripulirono il centro storico dalle macerie: ora rischiano l'arresto

Nella città ferita dal devastante sisma del 6 aprile 2009 ogni domenica centinaia, a volte migliaia di cittadini, "armati" di ogni strumento necessario al lavoro, rimuovevano da soli le macerie che nel centro storico della città erano ovunque. Ora rischiano l'arresto

Tra pochi giorni, il 27 settembre, il "popolo delle carriole" torna in tribunale per la seconda udienza del processo a suo carico. Facciamo un passo indietro: a L'Aquila il 28 marzo 2010  la cosiddetta "rivolta delle carriole" era iniziata già da qualche settimana.

Nella città ferita dal devastante sisma del 6 aprile 2009  ogni domenica centinaia, a volte migliaia di cittadini, "armati" di ogni strumento necessario al lavoro, rimuovevano da soli le macerie che nel centro storico della città erano ovunque. Le differenziavano in loco, ponendo il materiale in appositi cassonetti tramite delle catene di lavoro lunghissime, con uno spirito di collaborazione senza precedenti.

C'era un piccolo problema formale: per pulire la loro amata città gli aquilani violavano in massa la "zona rossa", che quelle piazze le teneva chiuse e invisibili tramite dei picchetti militari e un'ordinanza. "Trasgredirla costa, tutt'ora, - spiega il sito NewsTown.it - essere puniti dall'articolo 650 del codice penale che prevede l'arresto fino a tre mesi o il pagamento di un ammenda.

Adesso otto cittadini aquilani rischiano l'arresto, colpevoli di esser poi riusciti comunque, a portare nel centro storico disastrato la propria carriola e ad usarla.

Ed è questo quanto viene contestato agli otto conduttori di carriole che il 28 marzo del 2010, secondo la questura, furono i promotori ai un rassemblamento in luogo pubblico, in Piazza IX Martiri, non comunicato all'autorità. Per quesro secondo capo d'accusa, che risale all'articolo 18 del regio decreto 773 del 1931, rischiano fino ad un anno di arresto.

Persino la la Pm onoraria Ilaria Prezzo è rimasta stupita di trovarsi davanti un caso del genere: "E le altre migliaia di persone che da un mese ad allora fecero lo stesso?" si chiede. Venerdì prossimo la parola passa ai testimoni della difesa.

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Scrive NewsTown.it:

Eppure quelle giornate hanno fatto la storia. "Tutto cominciò il giorno di San Valentino, poco dopo la pubblicazione delle risate degli imprenditori che ridevano alle 3:32" racconta la professoressa dell'Università dell'Aquila Giusi Pitari una delle persone più attive di quel "popolo delle carriole" che stupì l'Italia intera. "Sentimmo un bisogno irrefrenabile di ritrovarci e vedere la città. Ciascuno di noi ora ricorda di esser stato il promotore, e questo è il bello, perché vuol dire che ognuno si è sentito davvero protagonista di qualcosa che è avvenuto spontaneamente".

"Lo stato d'abbandono de L'Aquila è il simbolo della stagnazione italiana"

La rivolta delle carriole gettò ombre lunghissime su quello che il governo guidato allora da Silvio Berlusconi presentava come il "miracolo aquilano".

Fonte: News-Town.it →

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