Irlanda, ondata di tweet al premier sul ciclo mestruale: "L'aborto è un diritto"

A iniziare la protesta è stata l'attrice comica Grainne Maguire, che ha inviato un messaggio al primo ministro lunedì per chiedere l'abrogazione dell'emendamento otto della Costituzione britannica che equipara la vita del feto a quella della madre e criminalizza le interruzioni di gravidanza.

Una manifestazione per l'aborto in Italia

Le donne irlandesi stanno inondando di tweet l'account del primo ministro Enda Kenny, aggiornandolo costantemente con notizie e commenti sul loro ciclo mestruale in segno di protesta contro le norme restrittive in vigore in Irlanda secondo cui l'aborto è un reato.

A iniziare la protesta su Twitter, riferisce la Bbc, è stata l'attrice comica Grainne Maguire, che ha inviato un messaggio al primo ministro lunedì per chiedere l'abrogazione dell'emendamento otto della Costituzione britannica che equipara la vita del feto a quella della madre e criminalizza le interruzioni di gravidanza.

Maguire ha twittato che è giusto condividere questi dettagli (del ciclo mestruale) con il premier Kenny dal momento "che sappiamo quanto lo stato irlandese si interessi al nostro apparato riproduttivo".

Molte donne irlandesi hanno seguito l'esempio della cabarettista e hanno twittato con l'hashtag #repealthe8th. In Irlanda le modifiche alla Costituzione possono essere apportate soltanto tramite referendum. Attualmente sono state raccolte più di 47mila firme alla petizione promossa da Amnesty International per chiedere l'abrogazione del testo.

A giugno l'organizzazione non governativa ha pubblicato un rapporto, "Lei non è una criminale. Gli effetti della legge sull`aborto in Irlanda", in cui ha documentato casi drammatici di donne incinte alle quali le autorità hanno negato le cure mediche opportune per dare priorità alla vita del feto. "I diritti umani delle donne e delle ragazze sono violati su base quotidiana a causa di una Costituzione che le tratta come recipienti", ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Fonte: The Guardian →

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