Poste Italiane si mobilita per il Sì al referendum: "Ma chi paga?"

Massari e Tecce sul Fatto scrivono che l’azienda (una Spa pubblica) ha mobilitato i postini con ordini di servizio, comunicazioni più o meno ufficiali, per recapitare in tempo utile il materiale di propaganda del Sì: è polemica

"Chi paga?", si chiede il Fatto Quotidiano. L'incredibile mobilitazione messa in campo da Poste Italiane per il referendum fa discutere.

Sono stati stabiliti turni lunghissimi e straordinari, nella Spa pubblica, pur di consegnare le 13 milioni di lettere del Partito democratico che invitano a votare Sì al referendum.

Massari e Tecce sul Fatto scrivono che l’azienda ha mobilitato i postini con ordini di servizio, comunicazioni più o meno ufficiali e una pianificazione del lavoro avviata già una settimana e mezza fa. I portalettere in questi giorni recapitano le lettere ai cittadini a giorni alterni, mentre per soddisfare le esigenze del Nazareno sono costretti a turni lunghi ogni giorno con la promessa di futuri straordinari in busta paga.

Le denunce dei disservizi di Poste negli ultimi tempi sono state innumerevoli, soprattutto da parte di Federconsumatori. La giacenza arretrata è diventata normalità, ma per i volantini del comitato “Basta un sì” la puntualità è "svizzera". E c'è anche il voto all'estero a innescare la polemica (l'ennesima di questa brutta e lunga campagna referendaria).

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Come ha rivelato il Fatto Quotidiano, per recapitare in cinque continenti il manifesto a favore della riforma costituzionale e una carrellata di fotografie di Renzi coi colleghi di mezzo mondo, Poste Italiane ha applicato al Nazareno una sorta di tariffa agevolata, non più prevista dalla legge e non in linea con i prezzi di mercato.

Fonte: Il Fatto Quotidiano →

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