"Ha tentato di far staccare la luce a casa di Matteo Renzi": uomo a processo

Vicenda surrale. È iniziato il processo nei confronti di un consulente di un punto Enel che nel 2016 si sarebbe introdotto nei sistemi informatici dell'azienda energetica, carpendo le informazioni di Matteo Renzi e facendo partire una richiesta di distacco

Storia dai tratti surreali quella che arriva da Piacenza. Ma è successo davvero, e ora sarà la giustizia ad accertare eventuali responsabilità. È iniziato al tribunale di Piacenza un processo nei confronti di un consulente di un punto Enel che nel 2016 si sarebbe introdotto nei sistemi informatici dell'azienda energetica, carpendo le informazioni di Matteo Renzi e facendo partire una richiesta di distacco come se provenisse direttamente dall'ex segretario del Pd, che all'epoca era il presidente del Consiglio. Il rischio fu quello di lasciare la casa toscana dell’ex premier senza luce. 

Il consulente è accusato di accesso abusivo a sistema informatico e sostituzione di persona. L’uomo era in aula. Secondo l’accusa, il 5 dicembre di quattro anni fa (erano i giorni dello "storico" referendum costituzionale che segnò la fine del governo Renzi) , si sarebbe introdotto e mantenuto "abusivamente nel sistema informatico della società Enel e, ottenuti i dati sensibili alla clientela si qualificava - con il nominativo di Matteo Renzi - fornendo agli operatori del call center di Enel dati tecnicamente corretti" chiedendo poi il distacco della fornitura elettrica dall’abitazione dell'attuale leader di Italia Viva, a Pontassieve (Firenze).

Tenta di far staccare la luce a casa di Renzi, a processo a Piacenza

Come racconta oggi IlPiacenza, in effetti la casa rischiò di restare al buio. La scorta dell’ex premier aveva subito avvertito l’Enel quando una squadra di tecnici si era presentata per togliere l’energia elettrica. Le indagini della polizia avevano poi accertato che né Renzi né un’altra persona delegata avevano mai chiesto il distacco. A testimoniare anche un ex dirigente dell’Enel che si attivò per questo caso e presentò un esposto alla Polizia postale. L’ex presidente del Consiglio era un cliente sensibile e scattarono quindi i meccanismi di sicurezza per quell’anomalia che riguardava uno dei vertici dello Stato.

Si scoprì così che la richiesta era stata attivata da un call center. Risalendo a ritroso, Enel aver portato alla luce che c’erano stati almeno tre accessi al Pod (Point of delivery) dove sono contenuti i dati sensibili del cliente Renzi: anagrafici, fiscali, bancari (Iban). L’accesso a  questa banca dati è consentito agli operatori dell’Enel. Gli inquirenti hanno rilevato gli accessi.

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Il processo continuerà in autunno quando in aula sarà chiamata una funzionaria del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) che proverà a spiegare come si è giunti a identificare l'autore dell'ingresso al sistema e della telefonata.

Fonte: ilPiacenza →

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