Federico Aldrovandi, i poliziotti condannati pagheranno risarcimenti più bassi

I poliziotti condannati per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi dovranno risarcire cifre dai 16mila ai 67mila euro. Patrizia Moretti, la madre di Federico: "I condannati sono tornati al lavoro e nemmeno pagano il risarcimento. Cosa penso non ve lo dico"

Hanno ricevuto un forte sconto. I poliziotti condannati per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi dovranno risarcire cifre dai 16mila ai 67mila euro. La Corte dei Conti di Roma ha ridotto l'ammontare che gli agenti di polizia devono allo Stato come rimborso di quanto pagato alla famiglia del ragazzo ucciso a Ferrara il 25 settembre 2005: a consentire il tutto è una legge del 2005.

Patrizia Moretti, la madre di Federico, che non ha mai smesso in questo dieci anni di lottare per far emergere fino in fondo la verità, commenta così: "I condannati sono tornati al lavoro e nemmeno pagano il risarcimento. Cosa penso non ve lo dico". Poi giovedì mattina aggiunge: "Adesso dico che l'indulto gli ha ridotto le pene. Ma la Corte li ha condannati con il massimo che poteva dare. È un grande precedente storico".

Come spiega Repubblica, si tratta della rivalsa dello Stato per il risarcimento pagato alla famiglia Aldrovandi. Con la sentenza di primo grado la Corte dei Conti aveva ridotto, a marzo, l’entità del risarcimento al 30%, imponendo di pagare 224mila a Enzo Pontani e Luca Pollastri e circa 56mila a Monica Segatto e Paolo Forlani. Adesso la sezione di appello ha accolto la richiesta dei legali, secondo cui una norma in vigore nel 2005 prevede un indulto, corrispondente ad un’ulteriore riduzione del risarcimento, per circostanze di questo tipo.

E' una decisione solo tecnica, scrive Estense.com, che non entra assolutamente nel merito della condotta dei quattro poliziotti. Termina così una lunga vicenda giudiziaria, che farà discutere a lungo. 

Inizialmente, nel luglio del 2013, la procura presso la Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna aveva chiesto una rivalsa pari all’intera somma pagata dal Viminale alle parti civili dopo il processo di primo grado “a titolo di danno erariale e danno di immagine”. In sostanza 467.000 euro a testa.
 



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