"Donna picchiata davanti alla figlia in metro dopo aver tentato un furto": lo sfogo-denuncia

A raccontarlo è Giorgia Rombolà, giornalista di RaiNews24, che ha assistito alla scena nella metropolitana di Roma: "Questo è successo a me e non a qualcun altro"

"Questo è successo a me e non a qualcun altro. E' successo su un treno della metro di Roma. Fermi a una fermata urla, trambusto, il pianto disperato di una bambina". Sono le parole, pubblicate su Facebook, di Giorgia Rombolà, giornalista di Rai News24. La donna si è trovata, suo malgrado, a essere spettatrice e poi "protagonista" di un'aggressione avvenuta nella stazione della metropolitana nella Capitale qualche giorno fa. RomaToday pubblica il lungo sfogo-denuncia.

"Una giovane, credo rom, tenta di rubare un portafogli. La acciuffano ne nasce un parapiglia, la bambina cade a terra, sbatte sul vagone. Ci sono già i vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero), ma a quest'uomo alto mezzo metro più di lei, robusto (la vittima del tentato furto?) non basta. Vuole punirla. La picchia violentemente, anche in testa", continua il racconto.

"Cerca di strapparla ai vigilantes tirandola per i capelli. Ha la meglio. La strattona fino a sbatterla contro il muro, due, tre, quattro volte. La bimba piange, lui la scaraventa a terra. Io urlo dal vagone: "Non puoi picchiarla, non puoi picchiarla". Ma non si ferma. Io urlo ancora più forte, sembro una pazza. Esco dal vagone, mi avvicino e cerco di fermarlo. Solo ora penso che con quella rabbia mi avrebbe potuto ammazzare, colpendomi con un pugno. "Basta, basta", urlo. I vigilantes riescono a portare via la ragazza. Lui se ne va urlando, io risalgo sul treno".

A questo punto la terza parte della vicenda, gli insulti alla giornalista risalita sul vagone: "Vengo circondata. Un tizio che mi insulta dandomi anche della puttana dice che l'uomo ha fatto bene, che così quella stronza impara. Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla. Argomento che c'erano già i vigilantes, che non sono per l'impunità, ma per il rispetto, soprattutto davanti a una bambina. Dicono che chissenefrega della bambina, tanto rubano anche loro, anzi ai piccoli menargli e ai grandi bruciarli. Un ragazzetto dice se c'ero io quante mazzate. Dicono così. Io litigo, ma sono circondata".

Mi urlano anche dai vagoni vicini. E mi chiamano comunista di merda, radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del cazzo. Intorno a me, nessuno che difenda non dico me, ma i miei argomenti. Mi guardo intorno, alla ricerca di uno sguardo che seppur in silenzio mi mostri vicinanza. Niente. Chi non mi insulta, appare divertito dal fuori programma o ha lo sguardo a terra.

Fonte: RomaToday →

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