Napolitano si fa lo yacht presidenziale: "E' stato sequestrato a un magnate russo"

Nei cantieri navali della Spezia si lavora sullo Sanjir, uno yacht di 38 metri. Fungerà "da base d'appoggio galleggiante per il presidente della Repubblica nelle cerimonie di rappresentanza"

Il Giornale torna ad attaccare il capo dello Stato.

"Napolitano si fa lo yacht", scrive il quotidiano vicino al centrodestra. Le cose in realtà non stanno proprio così.

Nei cantieri navali della Spezia si lavora sullo Sanjir, uno yacht di 38 metri che sulla carta è destinato a diventare l'imbarcazione presidenziale.

L'imbarcazione era stata sequestrata al magnate russo che lo aveva commissionato senza però riuscire mai neppure a metterci piede. A causa di alcuni "problemini" (mancato pagamento dell'Iva)  le Fiamme Gialle hanno portato via il superyacht al magnate.

Un gioiello in vetroresina progettato per solcare gli oceani: 125 piedi di lunghezza per 261 tonnellate di stazza spinte fino a 28 nodi da due motori diesel a 12 valvole, con interni da mille e una notte e attrezzature naturalmente high tech.

Che se ne farà il presidente d'un Paese dilaniato da precarietà, disoccupazione e disperazione di un mini transatlantico il cui valore è stimato attorno ai 12 milioni di euro? Lo userà per assolvere funzioni pubbliche. Perché la Repubblica italiana possa continuare a essere degnamente rappresentata anche tra le onde, la vecchia Argo, ex spy boat riconvertita in nave presidenziale e utilizzata sia da Re Giorgio II sia dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi I, andrà in pensione: coi suoi 24 metri in legno, e il peso di un incendio che nel 2009 ne danneggiò la sala macchine, rischia di non riuscire più a reggere la forza dei mari.

Il Sanjir opererà come "idroambulanza e mezzo di soccorso sanitario, partecipando a esercitazioni militari". Oltre a tutto ciò scrive il Giornale, fungerà "da base d'appoggio galleggiante per il presidente della Repubblica nelle cerimonie di rappresentanza".

L'operazione andrà in porto una volta superate le ultime obiezioni sollevate davanti al tribunale di Livorno dai legali di Alexander Besputin, il milionario moscovita che nel 2006, attraverso una società con sede ai Caraibi, aveva incaricato i cantieri navali di Pisa di forgiare la regina del lusso.