Casta, altra beffa: addio al taglio degli stipendi per i dipendenti della Camera

Laura Boldrini aveva promesso di ridurre gli stipendi dei dipendenti interni, ma è un'impresa quasi impossibile

La presidente della Camera Laura Boldrini aveva promesso, pochi giorni dopo essere stata eletta, di ridurre gli stipendi dei dipendenti interni: "Chiederemo sacrifici anche ai dipendenti, perché qui ci sono stipendi molto alti, faremo tutto con la collaborazione dei sindacati", disse.

Le cose, come racconta L'Espresso, sono andate in modo diverso da quanto auspicato.

Stipendi "importanti", a esempio stenografi da 259 mila euro l'anno e commessi da 8.000 netti al mese.  La proposta formulata ieri non è certo quella che si aspettavano tutti gli osseratori: tagli complessivi del tre per cento e tutti in pensione prima, perché ogni anno i lavoratori della Camera hanno diritto a tantissime ferie e così le smaltiscono.

Il percorso è iniziato ieri con l'incontro fra i sindacati del personale e Marina Sereni, vicepresidente di Montecitorio, che ha in delega il dossier sulla riduzione dei costi. La Sereni ha detto che vi è senz'altro la "necessità di riformare secondo principi di maggior rigore finanziario un sistema retributivo che appare, nei difficili tempi che stiamo vivendo, ormai non più integralmente (sic) difendibile".

I dipendenti godono di indennità numerose, da quelle "di funzione" fino alle oscure "indennità contrattuali", ma anche "di rischio", "meccanografica" e di "immissione dati" che così come sono «potranno essere mantenute solo a fronte di specifiche ragioni funzionali». Non saranno cancellate.

Numeri alla mano, e stando alla nota di variazione al bilancio imposta nella precedente legislatura, le indennità costano, in tutto, qualcosa come 15 milioni; anche la eventuale riduzione di metà (come promette Sereni) porterà i costi del personale da 238 a 231, cioè il 3 per cento in meno.

Inoltre i dipendenti del Parlamento hanno molte più ferie dei lavoratori "normali".

In Parlamento hanno un bel gruzzolo di giorni di riposo in più rispetto alla «generalità dei dipendenti pubblici». Da quelle parti, i congedi si decuplicano col passare degli anni e a un certo punto diventano talmente tanti da renderne impossibile l'uso. La soluzione? Accantonare le ferie a fine carriera, in modo da anticipare - nei fatti - la sudata pensione di un bel po' di mesi, con buona pace degli altri lavoratori che dopo la riforma Fornero hanno visto allontanarsi il momento del ritiro.

I tagli promessi sono molto lontani dalla realtà.

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Fonte: L'Espresso →

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