Terapia al plasma, Burioni spegne le polemiche: "Sarebbe una benedizione"

Il virologo: "Non c'è contrapposizione con il vaccino. Ma ci vuole una dimostrazione solida che funzioni"

Roberto Burioni

Roberto Burioni spegne le polemiche sulla cura al plasma, una terapia che nei giorni scorsi aveva definito "promettente", ma di cui aveva segnalato anche alcuni limiti e della cui efficacia per ora non c'è certezza. "I risultati preliminari di questa pratica sembrano incoraggianti - aveva affermato il virologo del San Raffaele -, ma ancora riguardano un numero troppo esiguo di pazienti (5, 10 e 6) e soprattutto manca il fondamentale 'braccio di controllo' (pazienti che dovrebbero ricevere il 'placebo', in questo caso il siero". Parole che avevano suscitato qualche risposta, invero piuttosto piccata, da parte di alcuni colleghi impegnati nella sperimentazione.

In un video pubblicato su Medical Facts, Burioni torna ora sull’argomento per fare chiarezza. "In Italia amiamo molto le polemiche e le cerchiamo anche dove non c'è contrapposizione, come tra plasma e vaccino. Non c'è contrapposizione neanche tra me e i colleghi che stanno portando l'importante lavoro" relativo al plasma dei guariti, spiega il virologo.

Burioni: "Se la cura al plasma funzionasse sarebbe una benedizione"

"Non ho mai detto una parola contro il plasma o contro i colleghi che stanno portando avanti la sperimentazione”, precisa Burioni. "Oltretutto il vaccino non c'è, mentre il plasma c'è e se funzionasse potremmo usarlo domattina. Se fosse dimostrato che funziona, sarebbe una benedizione. Ma ci vuole una dimostrazione solida. Il plasma ha funzionato con il tetano, la rabbia, l'epatite A, l'epatite B. Non ha funzionato con l'Hiv e con l'epatite C. Se funzionasse sarebbe estremamente positivo, avremmo una possibilità di curare chi sta male e potremmo provarlo a dosi minori su chi si è appena ammalato".

Plasma e vaccino non si escludono a vicenda

"Plasma e vaccino non si escludono a vicenda ma si passano il testimone. Il plasma però non è totalmente gratuito, perché bisogna prepararlo e bisogna controllare che non abbia caratteristiche tali da diventare pericoloso. Tutto questo, se si pensa a 500.000 pazienti, richiede costi e strutture. Somministrare plasma comporta anche rischi: il primo è infettivo. Tutto ciò che viene dal sangue può portare virus, nulla toglie che ci possa essere in poche persone un virus che non conosciamo e che salta fuori. E' un rischio che si può correre, ma dobbiamo comunque essere certi che il plasma funzioni. Inoltre, il plasma non è innocuo", spiega Burioni.

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"Ci sono anche anticorpi diretti contro le cellule di chi lo riceve: in una percentuale non trascurabile di trasfusioni o donazioni ci sono sindromi molto gravi che riguardano i polmoni", afferma. "Se il plasma funzionasse, si aprirebbe uno scenario molto interessante: produrre in laboratorio sieri sintetici. Probabilmente sarebbe più economico, più standardizzato e più sicuro. Spero che in un'emergenza come questa che la proprietà intellettuale venga vista in maniera diversa. Se si trova un rimedio, non penso possano valere le regole che valgono per tutti gli altri farmaci. Bisognerà mettersi insieme, l'autore della scoperta dovrà avere il giusto compenso ma la priorità è liberare il mondo"

Fonte: Medicalfacts →

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