La truffa del gasolio: così ogni giorno ne sparivano 1.300 litri, video

Blitz dei carabinieri a Palermo: custodia cautelare per 25 persone. Secondo gli investigatori avrebbero rubato carburante da mezzi e cisterne della discarica di Bellolampo

Fermo immagine dal video dei carabinieri

Ogni giorno circa 1.300 litri di gasolio sparivano magicamente dalla discarica di Bellolampo (Palermo) per essere poi venduti sul mercato nero. Questa almeno è la tesi dei carabinieri che questa mattina hanno eseguito questa mattina un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Procura nei confronti di 25 persone, oltre una decina delle quali dipendenti della Rap (Risorse Ambiente Palermo).

Tredici persone sono finite in carcere, 8 ai domiciliari mentre altre 4 sono state sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e ricettazione, falsa attestazione della presenza in servizio, furto aggravato e ricettazione.

Stando a quanto ricostruito, il carburante veniva prelevato dagli autocompattatori e dalle autocisterne della discarica per poi essere "riciclato" sul mercato nero.  

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I componenti della banda, spiegano dal comando provinciale, avrebbero "commesso innumerevoli furti di ingenti quantità di carburante all’interno del sito di smaltimento dei rifiuti solidi urbani di Bellolampo, con successiva ricettazione dello stesso". Persone "organizzate secondo ruoli e incarichi ben delineati, come la vedetta, l’autista, l’addetto al rifornimento, in costante contatto tra loro, che utilizzavano un linguaggio criptico per dissimulare le intenzioni illecite e realizzavano i furti durante i turni di lavoro".

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Secondo i carabinieri c’era un dipendente dell’azienda comunale che aveva il compito di sovrintendere le fasi decisionali, organizzative ed esecutive reclutando anche complici esterni ai quali vendere il carburante da riciclare. "Erano state ideate anche le modalità per eludere i controlli amministrativi dell’azienda: alla richiesta delle ore di lavoro effettuate e riportate dai veicoli - aggiungono dal Comando provinciale - veniva infatti comunicato un quantitativo superiore rispetto a quello realmente posto in essere, mentre per evitare che i veicoli si guastassero gli stessi venivano lasciati accesi durante le operazioni di prelievo del carburante".

Fonte: PalermoToday →

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