Coronavirus, il vaccino sarà testato a giugno in Belgio e Germania

L'annuncio alla stampa belga di Jean Stéphenne, presidente del consiglio di vigilanza di CureVac, società biofarmaceutica tedesca su cui aveva messo gli occhi anche il presidente Usa Trump

La società farmaceutica tedesca CureVac inizierà a giugno i test clinici sul vaccino contro il coronavirus in Belgio e Germania. Lo ha annunciato il nuovo presidente del consiglio di vigilanza dell'azienda, Jean Stéphenne.

Il vaccino sarà testato su persone adulte e in buona salute che non sono state contagiate. Poi in una seconda fase il vaccino sperimentale sarà iniettato in persone esposte al virus e infine agli anziani, la fascia più a rischio.

"Siamo stati in contatto per mesi con le autorità tedesche e belghe - spiega al quotidiano belga L’Echo - Tutte le fasi sono in corso per iniziare questi studi a giugno o al più tardi a luglio".

"L'obiettivo dei test è esaminare che tipo di anticorpi vengono indotti dal vaccino, ma anche comprendere, per le persone che sono state infettate dal virus, qual è la risposta immunitaria che è stata indotta. Dopo aver effettuato i primi test sulla sicurezza e il dosaggio del vaccino, a essere coinvolte nello studio saranno fra le duemila e le tremila persone".

La società biofarmaceutica con sede a Tubinga sviluppa terapie basate sull'RNA messaggero ed è stata nelle mire del presidente Usa Donald Trump.

L'ex Ceo della società Daniel Menichella era stato invitato il 2 marzo alla Casa Bianca per incontrare Trump, il suo vicepresidente Mike Pence e rappresentanti di aziende farmaceutiche che lavorano su come rispondere alla pandemia. Lo ha rivelato la stessa società sul suo sito WebIl ministero della sanità tedesco lo scorso marzo aveva confermato una ricostruzione del Die Welt secondo il quale il presidente statunitense aveva offerto fondi per attirare la società CureVac negli Stati Uniti.

"La Casa Bianca avrebbe offerto per l'esclusività del vaccino "un'elevata somma" di denaro"

Coronavirus, a che punto è la ricerca per la cura

Ad oggi sarebbero trenta i potenziali vaccini contro Sars-CoV-2, basati su quattro principali tipi di tecnologia, in fase di sviluppo in tutto il mondo. CureVac, che lavora sui vaccini ma anche sui trattamenti antitumorali, sulle immunoterapie e sui farmaci contro le malattie rare, ha scelto di concentrarsi sulla tecnologia chiamata RNA messaggero, in cui le cellule vengono istruite per produrre determinate proteine, che poi danno loro l'immunità”.

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C'è invece un medico italiano, Andrea Gambotto, dietro la ricerca dell'Università di Pittsburgh che ha annunciato i primi risultati positivi sui topi da un potenziale vaccino contro il SARS-CoV-2 somministrato attraverso un cerotto delle dimensioni di un dito.

Fonte: Echo →

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