Cani, amici contro l'epilessia: riescono a 'fiutare' gli attacchi

Un team dell'Università di Rennes ha realizzato uno studio che dimostra scientificamente come i nostri amici a quattro zampe siano in grado di fiutare gli attacchi epilettici

Un cane infermiere 'diplomato' all'Accademia cani guida 'Mario Salzano' onlus di Roma (Foto di repertorio Ansa)

I cani, oltre ad essere dei fedeli amici a quattro zampe, possono anche essere d'aiuto alla ricerca medica. In particolare, uno studio messo a punto da un gruppo di ricercatori francesi avrebbe trovato la prova scientifica che dimostra come in cani siano in grado di fiutare un attacco epilettico. La speranza del team dell'Università di Rennes è che i risultati raccolti possano portare a mettere a punto sistemi, che coinvolgano gli animali o anche 'nasi elettronici' studiati sulla base dell'olfatto canino, per prevedere quando un malato avrà un attacco. 

Cosa provoca l'epilessia

L'epilessia è causata dalla rottura dei segnali elettrici nel cervello, che causa convulsioni. La malattia può essere ereditaria oppure essere provocata da un ictus o da una privazione di ossigeno alla nascita. Alcune persone con epilessia fanno già affidamento sugli animali per gestire i loro attacchi: molte famiglie con bimbi piccoli affetti dalla malattia fanno dormire un cane vicino al lettino perché hanno notato che l'animale abbaia proprio poco prima di un evento.

I cani possono fiutare gli attacchi epilettici

Per il nuovo studio, pubblicato sulla rivista 'Scientific Reports', sono stati addestrati 5 cani per verificare la loro capacità di riconoscere l'odore di sudore prelevato da un paziente che ha subìto un attacco epilettico. E' stata quindi data una scelta di 7 campioni di sudore, prelevati da altrettanti pazienti mentre si rilassavano, facevano sport o avevano un attacco. Ebbene, due dei cani hanno trovato il campione giusto in due terzi dei casi e gli altri tre sono risultati accurati al 100%. 

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Amelie Catala, dell'Università di Rennes, ha dichiarato alla Bbc News che saranno "necessarie ulteriori ricerche, ma è possibile che il cambiamento nell'attività elettrica inneschi il rilascio di alcuni neurormoni che scatenano un odore tipico, o che tale rilascio sia collegato allo stress di molecole e percorsi correlati con la sudorazione. Tutte queste ipotesi dovranno essere approfondite".

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